L’immortalità di Lucio Battisti

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    Il 5 marzo del 1943, esattamente 80 anni fa, nasceva Lucio Battisti. Nonostante sia morto nel 1998, la sua musica è ancora attuale e internazionalmente apprezzata.
    Il New York Times lo ha definito “un artista capace di segnare un’epoca”, David Bowie lo annoverò tra i migliori cantanti al mondo, Paul McCartney era un suo grande estimatore e lo propose ai produttori dei Beatles. Riconosciuto da molti come uno dei migliori cantanti della musica italiana, in pochi conoscono la sua vita privata, non perché non sia noto al grande pubblico, ma perché egli stesso ha sempre cercato di tenerla nascosta.
    Iniziò scrivendo testi per altri cantanti come Mina e Celentano, per poi iniziare a cantare in seguito alla sua collaborazione con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Nel 1969 vinse il Festivalbar con la canzone Acqua azzurra, acqua chiara, a cui seguì un’ascesa che lo vide diventare una delle icone più apprezzate del panorama musicale italiano. Il sodalizio con Mogol coincise con la parte più importante della produzione musicale di Battisti. Tra il 1969 e il 1980, fine della collaborazione tra i due, il cantautore pubblicò album di successo come Lucio Battisti vol.1, Emozioni, Il nostro caro angelo, Il mio canto libero, Una donna per amico, tra gli altri. Col passar degli anni, evitò sempre di più i rapporti con la stampa e in generale le apparizioni pubbliche. Smise di fare tour nel 1970, nel 1972 fece la sua ultima apparizione televisiva e concesse l’ultima intervista nel 1979, continuando a pubblicare musica sino al 1994, quattro anni prima della sua morte avvenuta nel 1998, a 55 anni, per tumore al pancreas.
    Viene generalmente collocato all’interno del genere Pop, ma a causa della sua continua sperimentazione, è praticamente impossibile classificare la sua musica. Nel 1978 soggiorna in Brasile e viene influenzato dalla musica locale, e in seguito termina la collaborazione con l’autore Mogol, facendo sì che la sua musica si allinei sempre meno allo stile adottato nel suo periodo di maggior popolarità, portando a un calo dei successi in termini di classifiche.
    La sua riservatezza divenne per il grande pubblico un mistero, portando la stampa ad attribuirgli relazioni fasulle e orientamenti politici motivati da vaghe teorie basate sui testi delle sue canzoni. Negli anni in cui i cantanti diventavano veri e propri personaggi dello spettacolo, e in cui il dibattito politico tra sinistra e destra si faceva sempre più acceso, Battisti si dichiara apolitico e non parla mai della sua vita privata. Le sue canzoni non trattano infatti di temi ideologici, ma di temi universali quali l’amore, la felicità o la libertà, attraverso la descrizioni di paesaggi naturali incontaminati, il cui significato non è mai chiaro. La bellezza della musica di Battisti sta proprio nel fatto che parli da sé, lasciando spazio alla sensibilità di chi ascolta, delle proprie inclinazioni, e va oltre gli anni che passano e le mode che cambiano, grazie all’universalità degli argomenti trattati.
    La sua musica sarà sempre attuale e apprezzata da persone di ogni età: basti pensare che al suo sbarco sulle piattaforme di streaming musicale, avvenuto solo nel 2019, 16 delle sue canzoni sono entrate in top 200 globale di Spotify, con il 62% degli ascoltatori di età inferiore ai 35 anni.