{"id":379,"date":"2022-11-25T08:48:20","date_gmt":"2022-11-25T08:48:20","guid":{"rendered":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/?p=379"},"modified":"2022-12-12T12:27:56","modified_gmt":"2022-12-12T12:27:56","slug":"ricordati-che-devi-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/?p=379","title":{"rendered":"<strong>Ricordati che devi morire!<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cRicordati che devi morire!\u201d tuonava il frate francescano di <em>Non ci resta che piangere<\/em> contro un attonito Massimo Troisi, che rispondeva \u201cs\u00ec s\u00ec\u2026 no, mo&#8217; me lo segno proprio\u2026\u201d.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io fu\u2019 gi\u00e0 quel che voi sete, e quel ch\u2019i\u2019 son voi anco sarete: il <em>memento mori<\/em> del sarcofago di Adamo nella Trinit\u00e0 di Masaccio ricorda senza troppi giri di parole l&#8217;ineluttabilit\u00e0 dell&#8217;ora canonica.\u00a0<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized td-caption-align-center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/image1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-381\" width=\"442\" height=\"254\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nemini parco<\/em> ribadisce, a scanso di equivoci, la Signora con la falce della chiesa del Santo Sepolcro di Cagliari. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella Storia dell\u2019Arte non si contano le nature morte, metafore della caducit\u00e0 dell\u2019esistenza effimera che rimandano ai concetti escatologici espressi nell\u2019Ecclesiaste: <em>vanitas vanitatum et omnia vanitas<\/em>, ovvero <em>nihil sub sole novum<\/em>. Non c\u2019\u00e8 nulla di nuovo sotto il sole e abbiamo un\u2019unica certezza: dobbiamo morire. Amen.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli antichi ne avevano una chiara coscienza: la morte era vista come un aspetto della vita e la si accettava con lucida consapevolezza e umana arrendevolezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u2019\u00e8 cambiato nella percezione contemporanea della morte? Oggi, pi\u00f9 che altro, assistiamo alla degenerazione kitsch di una festa secolarizzata come Halloween, ormai sempre pi\u00f9 commercialmente svilita nei suoi intenti originari, tra fautori e detrattori, tra quanti ci speculano e quanti, dal canto loro, invocano veglie notturne per cacciare i diavoli e le streghe che in quest\u2019occasione verrebbero richiamati dal regno delle tenebre \u2026 sono note le \u201ccrociate\u201d di evangelisti e protestanti o di qualche cattolico, come l\u2019esorcista Amorth <em>nomen omen<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma forse <em>All Hallows Eve<\/em>, la notte prima di Ognissanti collegata con la festa dei Morti, potrebbe a buon diritto essere spiegata soprattutto ai bambini con riferimento alle sue radici culturali, storiche e antropologiche, e al suo fondamentale significato psicologico, invece di essere demonizzata tout court. Anche perch\u00e9 i bambini hanno un intuito che prescinde da tab\u00f9 e stereotipi culturali che non fanno altro che allontanarli dalla realt\u00e0 delle cose ultime. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che da sempre terrorizza gli uomini, pi\u00f9 della stessa morte, \u00e8 la paura dell\u2019ignoto. Il timore delle anime vaganti senza consolazione che tornano ad infestare le dimore dei vivi accompagna tutte le culture dall\u2019alba dei tempi. Da qui un\u2019infinit\u00e0 di riti funerari di propiziazione e augurio di vita beata. Senza andare troppo lontano nei tempi, pensiamo all\u2019obolo di Caronte che i Greci mettevano sotto la lingua dei defunti come viatico per il trasporto delle anime al di l\u00e0 dell\u2019Acheronte, nell\u2019Ade. E pensiamo alle tante feste di propiziazione, intercessione e comunione con i morti celebrate nel mondo pagano romano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/image2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-383\" width=\"349\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/image2.jpg 250w, https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/image2-239x300.jpg 239w\" sizes=\"auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rito del <em>refrigerium<\/em> &#8211; attestato a Cornus fino al VII secolo &#8211; rinsaldava il legame tra i vivi e i morti nella celebrazione del <em>dies natalis<\/em>, il giorno della rinascita a nuova vita del defunto. Il cibo introdotto all\u2019interno delle tombe attraverso condotti terminanti all\u2019altezza della bocca delle salme aveva lo stesso valore beneaugurante dell\u2019obolo di Caronte; mentre la libagione consumata nei cimiteri dalla famiglia e dalla comunit\u00e0 rivestiva un indubbio valore sociale, oltre che spirituale. L\u2019abitudine di riunirsi per la veglia funebre e consumare pasti comunitari nelle case &#8211; o addirittura nei cimiteri, come accade ancor oggi in Calabria nonostante la proibizione di un editto papale &#8211; non si discosta poi cos\u00ec tanto dal rito del <em>refrigerium <\/em>pagano: possiamo meravigliarcene?\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Romani erano soliti commemorare i morti il primo novembre con offerte di mele alla la dea dei frutti Pomona per propiziarsi la fertilit\u00e0. Durante i Parentalia, celebrati ogni anno dal 13 al 21 febbraio in onore dei defunti della famiglia (<em>parentes<\/em>), si offrivano vivande alle anime degli antenati. L\u2019ultimo giorno dei Parentalia corrispondeva ai Feralia. L\u2019etimologia del nome di questa festa, che deriva dal latino <em>ferre<\/em>, \u201cportare\u201d, allude all\u2019uso di portare doni ai morti per placarne le anime, introdotto nel Lazio da Enea, che avrebbe versato vino e violette sulla tomba di Anchise, come ci narra Ovidio nei Fasti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella prima met\u00e0 del mese di maggio, invece, si celebravano le Lemuria per tenere buoni gli spiriti dei morti (lemuri) che perseguitavano i vivi perch\u00e9 non trovavano pace per via della loro morte violenta. Il rituale, introdotto sempre secondo Ovidio da Romolo per placare lo spirito di Remo, prevedeva che il <em>pater familias<\/em> gettasse in casa per nove volte alle proprie spalle delle fave e recitasse delle formule propiziatorie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nove giorni dopo il seppellimento o la cremazione i parenti del defunto davano quindi una festa, la <em>coena novendialis<\/em>, in cui si versava del vino sulla tomba o sulle ceneri del defunto. Sono tante le connessioni sincretiche della simbologia del vino. Nella mitopoiesi il processo di fermentazione sta alla base della creazione. Divinit\u00e0 tutelare della bevanda fermentata per eccellenza qual \u00e8 il vino, \u00e8 Dioniso, dio della vita che vince la morte risorgendo dopo la sua discesa negli Inferi. Proprio come Ges\u00f9. Nel mondo pagano bere vino significa ingerire il dio: la possessione benefica della teofagia rituale viene istituzionalizzata dal Cristianesimo nel rito dell\u2019eucarestia, con la transustanziazione del vino in sangue di Cristo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la celebrazione dei misteri dionisiaci le maschere dei geni della Terra e della fecondit\u00e0 svolgevano la funzione catartica dell\u2019imposizione del cosmos attraverso l\u2019estasi col dio e la supremazia della vita sulla morte. La tradizione del primo novembre, diffusa durante la tardo-antichit\u00e0 ed il Medioevo, di girare per i centri abitati, mascherati o meno, e chiedere il \u201cpane d\u2019anima\u201d in cambio di preghiere in suffragio dei defunti dei donatori trova precise corrispondenze nella ritualit\u00e0 contemporanea celebrata in tutto il mondo. Al di l\u00e0 del folklore celtico, della mutuazione cristiana e della secolarizzazione americana, ancor oggi in Sardegna durante la ricorrenza dei Santi e dei Morti, celebrata con nomi evocativi come <em>Su Prugatoriu<\/em>, <em>Is animeddas<\/em>, <em>Su mortu mortu<\/em> ecc., ai bambini che all\u2019imbrunire si recano di casa in casa chiedendo dolci e soldi in cambio di preghiere per le anime dei morti vengono offerti i dolci della tradizione come is pabassinas e il pane \u2018e saba. La focaccia dolcificata coll\u2019impasto di sapa, che \u00e8 il mosto cotto, non pu\u00f2 non ricordare il \u201cpane d\u2019anima\u201d dei primi cristiani.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando mangiamo il nostro pane \u2018e saba non ci dobbiamo scordare del significato metaforico del mosto. Gli acini, simbolo di vita e fecondit\u00e0, attraverso la spremitura che equivale alla morte, subiscono un processo chimico di trasformazione attraverso la fermentazione, che simboleggia a sua volta la resurrezione e la rinascita a nuova vita \u2026 quant\u2019\u00e8 vero che \u201ca tavola non s\u2019invecchia\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La privatizzazione e la rimozione della morte emerse durante la Grande Guerra alimentano nel secondo dopoguerra il tab\u00f9 dei tab\u00f9. Oggi ci ritroviamo pi\u00f9 che mai esposti alla morte (degli altri) senza piet\u00e0 n\u00e9 filtri attraverso le immagini macabre e cruente propinate da mass media e videogiochi, che ce ne offrono una spettacolarizzazione distorta e morbosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una strisciante deriva postumanista positivista propugna un nuovo concetto di umanit\u00e0 derivante dall\u2019ibridazione con forme non-umane attraverso l\u2019impiego della biotecnologia e dell\u2019ingegneria genetica volte ad un significativo miglioramento della qualit\u00e0 della vita secondo un\u2019eugenetica ed un\u2019evoluzione auto-determinate post darwiniane. Nell\u2019epoca dei progressi della medicina e degli accanimenti terapeutici la durata media della vita si \u00e8 notevolmente allungata dilatando, di fatto, la vecchiaia e rimandando di anni la morte. L\u2019operazione culturale di rimozione della morte fa s\u00ec che vecchi e malati vengano asetticamente confinati in ospizi e ospedali, lontani dalla vista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Halloween, Ognissanti, la festa dei Morti e i lutti familiari tutti dovrebbero rappresentare l\u2019occasione per insegnare ritualmente ai bambini a gestire la paura della morte cavalcando, in modo ludico e istruttivo, il retaggio di tradizioni millenarie legate al valore simbolico del cibo. Il superamento della soglia della paura del mondo dei morti attuabile, per esempio, con la progressiva esorcizzazione di un luogo come il cimitero, rivela una portata educativa fondamentale anche per il recupero di una dimensione identitaria familiare che col tempo si \u00e8 sempre pi\u00f9 affievolita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riscoperta consapevole dell\u2019es collettivo porta alla condivisione di quei valori etico-sociali archetipici che rappresentano le basi del miti e delle religioni come parte integrante del nostro inconscio collettivo. Si tratta delle radici antropologiche comuni alle culture umane, che sarebbe bene non perdere mai di vista. Perch\u00e9 l\u2019esperienza concreta dell\u2019Antropologia insegna che negare la morte in una continua fuga dal senso delle cose genera un\u2019altra morte.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cRicordati che devi morire!\u201d tuonava il frate francescano di Non ci resta che piangere contro un attonito Massimo Troisi, che rispondeva \u201cs\u00ec s\u00ec\u2026 no, mo&#8217; me lo segno proprio\u2026\u201d.\u00a0 Io fu\u2019 gi\u00e0 quel che voi sete, e quel ch\u2019i\u2019 son voi anco sarete: il memento mori del sarcofago di Adamo nella Trinit\u00e0 di Masaccio ricorda [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":387,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"tdm_status":"","tdm_grid_status":"","footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-379","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cultura-arte-musica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/379","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=379"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/379\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":983,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/379\/revisions\/983"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/387"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=379"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=379"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/mama.itemartini.edu.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=379"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}