La musica, oggi come ieri, è anche espressione di dissenso e di protesta e, nel diciottesimo secolo, tra gli schiavi afroamericani, provenienti dalla costa occidentale africana, servì proprio a questo. Durante le pause di lavoro, infatti, gli schiavi erano soliti intonare Cries and Calls (pianti e chiamate) ritenute le prime espressioni vocali della cultura

afroamericana. Nei loro testi e nelle loro note la denuncia della stanchezza per il lavoro nei campi e per le condizioni di vita. Durante la costruzione delle reti ferroviarie, con una manodopera costituita fondamentalmente da schiavi, nacquero le Work Songs ossia canti di lavoro collettivi in cui ognuno cantava la propria strofa e la cui funzione era quella di dare sollievo e di coordinare gli sforzi collettivi. Successivamente alla vittoria degli Stati del Nord nella guerra di Secessione, ci fu, nel 1865, l’emancipazione degli schiavi che, tuttavia, continuavano a vivere in uno stato di totale povertà. Sono questi gli anni in cui nasce la Negro Ballad ovvero la ballata folkrica. Alla fine dell’Ottocento nacquero anche le premesse del Blues nel quale si cantavano lo spirito nomade e il mito della ferrovia. I Bluesman, primi cantanti di Blues, spinti da bisogni economici, iniziarono a suonare durante alcune feste e, proprio per questo, nacque la definizione di Blues il cui nome deriva proprio da Blue Devils, riferimento alle allucinazioni dovute dall’alcool. Il compito principale del blues era quello di intrattenere improvvisando e raccontando storie.

Nel corso della storia, il blues ha ispirato anche nuovi generi musicali tra cui il jazz e il rock e gli stessi ACDC utilizzano lo stesso giro di accordi del blues che, personalmente, ritengo abbia un significato molto importante in quanto, attraverso i testi, ha dato voce alla storia di un intero popolo.
