sabato, Settembre 12, 2026
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Intervista alla campionessa sarda di ginnastica artistica Myosotis Massidda

Myosotis Massidda, ex campionessa italiana di ginnastica artistica, ha dedicato tutta la sua vita allo sport con passione. Dopo la carriera sportiva, ha studiato presso l’Università di Bologna e l’Università di Cagliari, diventando ricercatrice e docente di Scienze motorie. Oggi è un punto di riferimento per molti giovani.

Perché hai scelto di praticare questo sport? 

Fin da piccola amavo fare acrobazie. I miei genitori mi portarono in una palestra di ginnastica e capii che era lo sport per me.

Quale atleta ha influenzato la tua carriera? 

Non c’è stata un’atleta in particolare. Noi seguivamo la tecnica delle ginnaste dei Paesi dell’est che erano le migliori.

L’agonismo richiede molte rinunce? 

La ginnastica richiede disciplina. A 9-10 anni gli allenamenti quotidiani duravano 3-4 ore. A 13 anni mi sono trasferita presso l’Accademia Federale di Preparazione Olimpica a Fano per oltre 4 anni. Gli allenamenti erano intensi, 8 ore al giorno, e frequentavo una scuola privata. La vita era dura, ma ricca di attività, amicizia ed emozioni.

Hai dei rimpianti rispetto alle esperienze dell’adolescenza? 

Nonostante le rinunce e i sacrifici rifarei tutto. L’adolescenza è stata diversa, ma forse migliore, con duro lavoro e soddisfazioni. Con le compagne di squadra ho condiviso esperienze indimenticabili, animate dall’amore per lo sport e dal sogno di indossare la maglia azzurra.

Quali caratteristiche fisiche e mentali deve avere una ginnasta? 

Le caratteristiche fisiche fondamentali sono la potenza muscolare, la mobilità articolare e la coordinazione neuromuscolare. Le caratteristiche mentali principali sono il coraggio, la tenacia e la resilienza.

Cosa hai trasferito nella tua attività odierna? 

Tutto. Oggi sono quella che sono per il mio vissuto. Lo sport mi ha trasmesso i suoi valori, la ginnastica è stata una palestra di vita, dove ho imparato a raggiungere i miei obiettivi.

Come sei riuscita a tornare al quotidiano? 

Non è stato affatto semplice. Tuttavia la mia fortuna è stata quella di avere l’aiuto della mia famiglia che mi è sempre stata accanto nel ritorno alla vita “normale”.

Come ci si sente a rappresentare l’Italia e quanto incide sull’ansia? 

Rappresentare l’Italia è il coronamento di un sogno. Un’emozione fortissima unita ad un senso di responsabilità. L’ansia fa parte del gioco, occorre imparare a gestirla se si vogliono ottenere buone prestazioni.

Marica Caocci
Marica Caocci
Studentessa ITE P. Martini Classe 3 D
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