di Hilary Mantel
Ed. Fazi, trad. Giuseppina Oneto, pagg. 774, Euro 22,00
Il ritratto immaginario dell’intrigante aiutante di Enrico VIII, Thomas Cromwell, il primo volume di una trilogia, vincitore del Man Booker Prize nel 2009.
“Wolf Hall ha dimensioni epiche ma consistenza lirica. Le sue oltre 700 pagine girano velocemente, alate e simili a falchi”, scriveva Christopher Benfey sul New York Times nel 2021, commentando il premio conferito alla prima parte della saga dei Tudor firmata da Hilary Mantel, la grande scrittrice britannica, scomparsa nello scorso Settembre.
Nei giorni che segnano il successo editoriale di una saga britannica un po’ meno intrigante ed epica, quella di Spare, firmata da Henry, il Minore, mi è venuta la voglia di rileggere la trilogia della Mantel, a cominciare dal primo volume, Wolf Hall. E non tanto perché Walf Hall è il primo volume della trilogia ma perché per me resta il più bello. Uno di quei romanzi che quando finiscono ti fanno sentire un po’ orfano…Come se un caro amico ti lasciasse dopo averti fatto compagnia per un bel lasso di tempo (700 pagine occupano un bel lasso di tempo anche per un lettore o una lettrice “forte”).
Wolf Hall: la dimora inglese di Sir John Seymour, padre di quella Jane Seymour che diventerà la terza moglie di re Enrico VIII Tudor, viene citata forse tre volte nel romanzo di Hilary Mantel a cui, tuttavia, dà il titolo. Enrico VIII è presente nel libro – e la sua è una presenza rilevante – ma non ne è il protagonista. L’interesse della scrittrice è puntato su Thomas Cromwell, consigliere dapprima del cardinale Wolsey e poi braccio destro di quello che il cardinale condannerà a morte per non avergli fatto ottenere il consenso del Papa al divorzio dalla prima moglie, re Enrico VIII.
Thomas, zio del più famoso (almeno in Italia) Oliver, è l’uomo che con i suoi studi di avvocatura gli farà ottenere quell’annullamento del primo matrimonio con Caterina.
È figlio di un fabbro e birraio, un villain, insomma, eppure arriverà alla carica di primo ministro e poi addirittura sarà insignito del titolo di Conte di Essex. Cromwell è l’eroe picaresco del romanzo: tollerante, appassionato, intellettualmente curioso, umano. Seguiamo la sua tortuosa ricerca in vividi flashback al presente, tratti dalla sua memoria prodigiosa: come se ne andò di casa prima dei 15 anni, sfuggendo allo stivale del padre violento, un birraio e fabbro che lo picchiava come se fosse “una lamiera”; come sognava di diventare un soldato e andò in Francia perché “la Francia è dove si fanno le guerre”. Cromwell impara l’attività bancaria a Firenze, commercia ad Anversa. Si sposa, ha figli e guarda impotente mentre la peste decima la sua famiglia.
Insomma, Cromwell impara tutto ovunque, in un momento in cui la conoscenza europea del cielo e della terra, attraverso Copernico e Machiavelli, sta esplodendo. A 40 anni “può redigere un contratto, addestrare un falco, disegnare una mappa, fermare una rissa di strada, arredare una casa e fissare una giuria”. Conosce a memoria l’intero Nuovo Testamento, avendo padroneggiato l’italiana “arte della memoria”.
Tutto il resto, sul suo passato, su dove sia stato negli anni in cui era lontano dall’Inghilterra, chi abbia incontrato e servito, di che colpe si sia macchiato e di quali conoscenze si sia arricchito, lo veniamo a sapere a poco a poco nel corso della lettura di questo libro voluminoso e mai noioso, con dei brevi flashback che a volte paiono lampi di memoria e a volte una sorta di monologo interiore. Perché è poi questa la cifra narrativa di “Wolf Hall”: quello che succede (ed è tanto: Wolsey che cade in disgrazia, Enrico che corteggia Anna Bolena e intanto va a letto con la sorella di questa, Caterina d’Aragona, la prima moglie che non intende cedere sulla legittimità del suo matrimonio con Enrico, Tommaso Moro che diventa Lord Cancelliere per poi essere giustiziato quando rifiuta di riconoscere la sovranità religiosa del Re, incontri/scontri con sovrani e pontefice, la chiusura dei monasteri, la traduzione della Bibbia in inglese, fatta da Tyndale che sarà processato come eretico, l’incoronazione di Anna e la nascita- deludente- di Elisabetta, con il Re che già volge altrove lo sguardo) viene raccontato in una sequenza di scene veloci, vivide di dialoghi e tuttavia inframmezzate da una sorta di asides, come le scene di un dramma in cui un personaggio dice qualcosa che non intende far sentire agli altri e instaura così un legame intimo con i lettori, gli unici a conoscere i suoi pensieri più intimi. E’ Thomas Cromwell che sembra parlare tra sé o pensare o immaginare di parlare a qualcuno. E’ un uomo che non possiamo non ammirare, il Cromwell di “Wolf Hall”: colto, equo, generoso (quanti figli non suoi, quanti nipoti raccoglie nella sua casa e tratta come figli?), dai gusti raffinati, pacato nonostante l’aspetto rozzo e le origini umili (qualcuno gli dice che sembra un assassino).
“Cerca sempre”, dice il mondano cardinale Wolsey in “Wolf Hall”, di scoprire cosa indossano le persone sotto i loro vestiti”. Caterina d’Aragona, la regina che non può avere un erede, indossa un abito da monaca. Tommaso Moro, disposto a tutto per impedire il secondo matrimonio di una lunga serie, indossa una camicia di irto crine di cavallo, che mortifica la sua carne fino a far piangere le piaghe. Quanto a Thomas Cromwell, il faccendiere che fa il lavoro sporco del re proprio come un tempo faceva quello del cardinale, cosa nasconde sotto la sobria veste invernale da avvocato? Qualcosa di “impermeabile”, sospetta Hans Holbein mentre dipinge il ritratto minaccioso di Cromwell. Armatura, forse, o pietra.
C’è poi il colore del quotidiano a rendere vivide queste pagine, nelle descrizioni-lampo degli interni, dei tessuti, delle malattie, degli odori dei vicoli o delle acque del Tamigi…Ci sono i sentimenti degli individui e il dramma di una nazione. C’è la vivacità di un tempo lontano che sembra presente, c’è la voce della Storia che risuona possente in questo romanzo che crea l’impressione di assistere ad un pageant (il corrispondente italiano necessita di più parole, ‘spettacolo drammatico all’aperto rievocante avvenimenti storici’.)
Verso la fine del romanzo, Cromwell, vedovo da tempo e come al solito oberato di lavoro, “l’uomo responsabile di tutto”, si innamora di Jane Seymour, dama di compagnia di Anna Bolena, e pensa di trascorrere qualche giorno nella gotica Wolf Hall- la tenuta dei Seymour.
Cosa potrebbe esserci di male in un piano così innocente?
Chi conosce la Storia (Jane andrà in sposa ad Enrico e Cromwell, tradito dai funzionari di corte, dai suoi nemici di sempre, l’entourage cattolico, capeggiato dal reazionario duca di Norfolk, convincono il Re dell’“eresia” di Cromwell), sa che Cromwell verrà condannato a morte per alto tradimento e con un atto di confisca, per cui non ci sarebbe stato nessun processo. Era una legge fatta approvare da lui stesso, e paradossalmente fu applicata per la prima volta proprio sulla sua persona. La decapitazione avvenne il 28 luglio 1540, lo stesso giorno del matrimonio di Enrico VIII con Caterina Howard, la stessa che lo seguirà sul patibolo diciotto mesi dopo per comprovato adulterio.
Ma anche conoscere il finale (con i romanzi storici non ci sono problemi di spoiler!) non evita di temere costantemente per la sorte di Cromwell: verrebbe da gridargli ad ogni pagina: “come fai a non pararti le spalle da Enrico? come tutti gli uomini di potere si serve della fedeltà dei suoi sudditi per i suoi fini. Un sovrano non ha scrupoli, non può permetterseli!”. “Stai attento a quell’infido di Norfolk!”
Il lettore riconosce in Thomas Cromwell, la debolezza di avere, nei confronti del re, una vera e propria devozione, «Voi siete l’unico principe. Siete lo specchio e la luce degli altri re» (queste parole la Mantel gli farà pronunciare nel secondo volume della saga), e amerà in questo personaggio l’ uomo capace di soffrire, amare e anche odiare in silenzio.
“Quando scrivi, leggi: stai testando le parole per trovare il loro massimo potere”, riflette Cromwell tra sé e sè. Le parole possono creare gli incantesimi che devono far accadere le cose nel mondo reale. Le parole di Hilary Mantel creano proprio l’incantesimo di rendere realistica questa fosca tragedia politica in un romanzo affascinante e credibile.
