Ci ha lasciati il 16 dicembre 2022 l’allenatore ed ex calciatore Sinisa Mihajlovic, uno dei calciatori più forti dell’Est Europa, nonché uno dei migliori specialisti su calcio di punizione di sempre.
Era nato nel 1969 a Vukovar, oggi in Croazia, ma allora parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Era cresciuto a Borovo, città in cui si è consumato uno dei peggiori massacri della Guerra dei Balcani e, proprio a causa della guerra, la sua famiglia era stata costretta a scappare.
Viene ingaggiato dal Vojvodina, con cui diventa campione di Jugoslavia. Acquistato dalla Stella Rossa, il club più blasonato del campionato, vince la Coppa dei Campioni nella stagione 90/91 e la Coppa Intercontinentale nel 1991. Nel 1992 viene acquistato dalla Roma, con cui segna all’esordio dopo soli quattro minuti e, nella stessa partita, suggerirà all’allenatore Boskov di far entrare un ragazzo dalla panchina: quel giorno debutta Francesco Totti. Nel 1994 passa alla Sampdoria, in cui ritrova continuità e si afferma come uno dei migliori tiratori di punizioni del campionato. Nel 1998 passa alla Lazio, in cui si dimostra un giocatore decisivo, vincendo un campionato, due Supercoppe italiane, una Supercoppa UEFA, una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia. Gioca nell’Inter dal 2004 al 2006 vincendo due Coppe Italia e uno scudetto, per poi appendere gli scarpini al chiodo.
È allenatore in seconda dell’Inter dal 2006 al 2008, per poi allenare Bologna, Catania, Fiorentina, Serbia, Sampdoria, Milan, Torino, Sporting Lisbona e di nuovo Bologna. Nel luglio 2019 annuncia di aver contratto una forma acuta di leucemia, ciononostante rimane alla guida tecnica della compagine emiliana, per poi essere esonerato nel settembre del 2022. Il 16 dicembre dello stesso anno, muore all’età di 53 anni in seguito all’improvviso peggioramento della sua malattia. Ad oggi, è il giocatore col maggior numero di gol realizzati in Serie A su calcio di punizione con 28 reti, oltre che il giocatore col maggior numero di gol segnati su calcio di punizione in una sola partita di Serie A con 3 gol, condividendo il record con Giuseppe Signori.
Di lui si può dire che abbia vissuto una vita difficile: nel suo Paese scoppiò la guerra quando aveva solo 22 anni, ed è stato colpito da una grave malattia ad appena 50 anni. Disse che nella cultura calcistica est-europea il calciatore veniva trattato come un soldato sempre pronto agli ordini, a differenza del calcio occidentale in cui il giocatore parla e discute con l’allenatore. Furono, infatti, le sue esperienze a temprare il suo carattere: era un uomo duro, fuori dal campo tanto quanto dentro, tanto che gli fu attribuito il soprannome di “Sergente”. Ma era anche un uomo carismatico ed empatico, che, nonostante non abbia avuto affatto una vita semplice, è riuscito a combattere le sue guerre con il sorriso.
