martedì, Settembre 15, 2026

Holy Spider

Nessuno,anche soltanto pochi mesi fa, avrebbe potuto prevedere quello che sta succedendo in Iran che non è solo crudele e ingiusto ma che é il risultato di un vero e proprio apartheid  che rievoca quanto avvenuto in Sudafrica nei confronti di metà della popolazione. Al festival di Cannes Zahra Amar Ebrahim ha vinto La Palma d’Oro come miglior attrice per il film Holy Spider, l’inquietante storia vera di un serial killer iraniano,  uscito in Italia il 16 febbraio.

 Attraverso la figura della giornalista Rahimi, si snoda la storia vera di Saeed Hananei, uno dei più grandi serial killer iraniani che, tra il 2000 e il 2001, uccise nella città santa di Mashad sedici prostitute per liberare le strade da esseri peccaminosi e corrotti, come dichiaró al processo. Seguitissimo dall’opinione pubblica, più pronta a simpatizzare con l’assassino che con le vittime. 

In un mondo normale non ci sono dubbi che un uomo che ha ucciso sedici persone sia visto come colpevole ma, in Iran era diverso infatti, una parte del pubblico e dei media conservatori iniziò a celebrarne la figura come quella di un eroe. È duro per me parlarne con le esecuzioni in corso. Non penso di aver previsto nulla, l’intento era quello di raccontare un fatto specifico che mettesse in luce la misoginia profondamente radicata nella società che non è specificamente religiosa o politica, ma prima di tutto culturale.

 L’Iran è un paese pieno di contraddizioni e la condizione femminile ne è un chiaro esempio.  C’è una forma di apartheid supportata dal governo, dal sistema legale e, spesso, dalla stessa polizia. Allo stesso tempo, le iraniane, almeno per lo standard mediorientale, sono molto attive nella società e sono numerose le donne che completano gli studi andando poi a ricoprire cariche di prestigio e ruoli di primo piano nell’organigramma lavorativo. Dopo la Palma a Cannes lo zoom si è concentrato sui protagonisti del film che sono stati travolti, come sottolinea l’attrice, da una inaspettata attenzione mediatica portando, in sequenza alla diffusione di molte notizie su di loro, alle reazioni del governo, del Ministro della Cultura e dello stesso Speaker del Parlamento. Come sottolinea, infatti, l’attrice, sulle strade di Teheran c’erano caricature mie e di Zahra. Lei è un personaggio pubblico più di me, riceveva minacce di morte ogni giorno dai social media. Ora succedono cose più gravi, ma in quei giorni non avrei mai immaginato tanto astio.

Riccardo PIntus
Riccardo PIntus
Classe 4 Q ITE P. Martini
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