martedì, Settembre 15, 2026
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The Whale: una storia di redenzione e autenticità

“Mi dispiace”. È questa la frase che Charlie, il protagonista del film, ripete a più riprese nel corso della storia. Una frase che forse dovremmo dire più spesso e con sincerità, prima di tutto verso noi stessi, e poi verso gli altri. In sala, quasi a contrasto, il silenzio assoluto, segnale che il film proiettato non è il solito lungometraggio che riempie le sale e che punta a vendere biglietti, ma un viaggio, un invito a riflettere. Il cinema, quando riesce in questo intento, si eleva e diventa arte, diventa vita. 

È impossibile infatti non cogliere lo splendido messaggio di questo racconto, perché in fondo Charlie non ha nulla di straordinario, eppure, in sé, è davvero eroico: professore universitario di letteratura in un corso per corrispondenza, è un uomo che, a seguito di un doloroso lutto e dell’aver abbandonato la sua famiglia per il grande amore, si rifugia in un’esistenza tutt’altro che gratificante, isolata, precaria (sia nella salute mentale che fisica), persino malsana. Charlie è gravemente obeso, trascurato, è un uomo che si è arreso e al quale sono rimaste ben poche consolazioni se non il cibo, l’amica Liz, un’infermiera che lo assiste e supporta come può, e le parole, forse l’unica cosa che lo tiene davvero ancorato alla realtà – e non soltanto per lavoro – ma anche alla vita stessa. Le parole, infatti, sembrano quasi ridargli quella fiducia nell’umanità che sembra aver perso, o semplicemente dimenticato. Ma allora in cosa Charlie è un eroe? In cosa è davvero esemplare? È un umano nella sua forma più pura e imperfetta, specialmente quando la figlia Ellie ritorna nella sua vita. 

Suo polo opposto, Ellie è un’adolescente ribelle e a tratti spietata, risentita verso il padre – che l’ha lasciata per stare con un uomo – e verso tutto ciò che la circonda. Il suo odio, che riversa sui social network, non sembra però scoraggiare Charlie, che riesce in qualche modo a vedere in lei quanto di più bello possa esserci in una figlia per un padre. Ed ecco il primo gesto eroico ed esemplare del protagonista: credere che nella figlia ci sia del buono, nonostante il vissuto difficile, che sia speciale e unica, e farglielo capire. Anche qui, le parole sono il mezzo della pace, della mediazione e del perdono. “Odio tutti”, scrive Ellie su un quaderno dopo essere stata sollecitata dal padre a tirare fuori la sua autenticità. Sono parole che lo commuovono, perché vere, una maschera che lascia cadere inconsapevolmente per mettersi a nudo, parole che solo Charlie riesce a vedere davvero, cosa che sembra scalfire la corazza di Ellie, che pensa che la scuola sia inutile, che la poesia sia solo un mucchio di sciocchezze e che, in fondo, ciò che ha da dire non ha così tanta importanza. 

Eppure la verità in questo film riesce ad emerge sempre, perché il bisogno di essere autentici, in un certo senso, è inseparabile dalla natura umana. Ed ecco qui il secondo gesto eroico ed esemplare del protagonista: il suo progetto di redenzione, senza filtri, come quella webcam che tiene spenta durante le sue lezioni. Cosa è davvero disposto a fare un padre? Charlie ce lo dimostra magistralmente, non solo cercando di spiegare a Ellie quanto sia importante essere se stessi, ma anche e soprattutto costruendo attorno a lei quel futuro che si è sempre negato poiché non ritiene di meritare. La redenzione, dunque, assume un aspetto tutt’altro che spirituale, bensì morale, un gesto che risponde a un dovere, quello di fare la cosa giusta, e che va ben oltre il legame di sangue. Non si tratta più infatti di confessare solo i propri peccati e attendere il perdono e la vita eterna, ma di assicurarsi in ogni modo che del dolore terreno resti qualcosa di significativo e utile, un piccolo frammento di felicità destinato ai propri cari. Solo questo conta e vale più del perdono stesso. La Bibbia, menzionata in alcune occasioni, perde quasi significato da questo punto di vista, come se le sue parole fossero troppo lontane da quello che è il vero vissuto umano. La fede, così, perde immediatezza e dimensione, a favore del fedele, l’uomo, tremendamente più complesso e imprevedibile.

In conclusione, sarebbe banale affermare che si tratta solo di questo, ma il bello del cinema è che un film non si vede mai solo una volta. Per questo, accontentiamoci, per ora, di riflettere su questi due aspetti, autenticità e redenzione, e di chiamare questa storia semplicemente “la storia di Charlie”, quella di un eroe ordinario che trova il coraggio di essere invece di apparire, e di redimersi, facendo qualcosa che supera il semplice altruismo missionario,  qualcosa che cambia le vite, senza grossi gesti eclatanti e cerimoniosi: fare ciò che è giusto.

Sara Cardia
Sara Cardia
Docente ITE P. Martini
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