Come sarebbero stati il mondo e le nostre vite se quel giorno l’attuale fondatore di Meta avesse deciso di non premere quel pulsante d’invio e Facebook non fosse mai andato online?
Vent’anni fa, Mark Zuckerberg, uno studente di Harvard, insieme ad un gruppo di amici decise di lanciare una rete sociale dedicata al mondo universitario; il successo fu immediato, e da lì, in poco tempo si allargò ad altre università americane per poi avere la diffusione mondiale che noi oggi conosciamo, aprendo il “grande portale” di internet e dando il via ad un’ampia e vasta gamma di social media.
Facebook fu una vera rivelazione per tutti, ma dalla sua creazione nel 2004, la strada per arrivare fino ad oggi è stata parecchio tortuosa; il social ha dovuto affrontare diversi problemi, soprattutto sul fronte privacy: dallo scandalo esploso nel marzo del 2018 per la raccolta di dati personali di milioni di account senza consenso usati poi per fare propaganda, all’attraversamento di un periodo buio sfociato nella trasformazione del social in Meta, nell’ottobre 2021 per fare fronte a una “nuova vita”, mettendo in primo piano anche l’intelligenza artificiale.
Oggi, Facebook è una delle società che vale di più al mondo: con oltre due miliardi di utenti attivi al giorno, è diventato uno dei social che ormai, si è radicato all’interno delle nostre vite: stravolgendo la società e il concetto di privacy, amicizia, informazione, politica e lavoro con la nascita di nuove professioni all’insegna dei like, è riuscito a ridefinire persino il concetto di realtà e virtualità, ora più che mai con l’intelligenza artificiale.
Dato che ancora non si può tornare indietro con il tempo, alcune persone si sono poste delle domande, per esempio quella sopra riportata, oppure domande come “Come sarebbe stato il mondo dell’informazione senza Facebook?”; per trovare le risposte ad ognuna di esse, ci ha pensato ChatGBT, una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale e sull’apprendimento automatico.
“La mancanza di una piattaforma così ampiamente adottata potrebbe aver
mitigato fenomeni di disinformazione e polarizzazione. Le persone potrebbero aver cercato informazioni su piattaforme più specializzate, promuovendo una maggiore diversità di opinioni e una valutazione più critica delle fonti”, risponde così ChatGBT, in modo così vago e superficiale; io, invece, credo che ci sia più di questo…
Sicuramente, chi appartiene alle generazioni precedenti vede in un’ipotetica assenza dei social network, la possibilità di un ritorno verso strumenti e modi di comunicare del passato; basti pensare che prima degli sms, email, e messaggi whatsapp, principalmente si comunicava attraverso la corrispondenza scritta… di conseguenza non verremmo distratti dal flusso continuo di notifiche e ci preoccuperemmo di più di quello che ci accade attorno.
Oggi, invece, soprattutto per noi giovani, condividere una notizia su Internet è indubbiamente un’azione attiva che compiamo tutti noi almeno una volta al giorno, se pur intenzionalmente.
Ma cosa ci spinge a farlo? Perché lo facciamo?
Io credo che ci serva innanzitutto per rimanere in contatto e sentirci connessi alla nostra rete, ormai al nostro nuovo mondo virtuale, per mostrare ciò che pensiamo; inoltre, credo sia un modo per presentarsi, per dare un’immagine di sé, per comunicare qualcosa su come si è, attraverso un contenuto che diffonda le nostre opinioni e il nostro punto di vista.
La condivisione di notizie proietta l’identità di chi condivide; non è un caso che sia proprio Facebook il social più utilizzato per condividere news: è un ambiente ‘sicuro’ in cui la rete di contatti è selezionata e composta da amici. L’intento, secondo alcune persone, non è condividere per far cambiare opinione alla rete ma mantenere dei legami solidi basati su interessi comuni: non è un caso che gli argomenti più condivisi riguardino cibo, salute e viaggi, tutte tematiche tendenzialmente neutre e non divisive.
Dalle condivisioni, nasce poi il termine “fake news”, un’espressione che, da qualche anno, è entrata così tanto nell’uso comune da diventare ormai una sorta di avvertimento, perché il dibattito pubblico sulla disinformazione è ormai un argomento alla portata di tutti.
E’ vero, infatti, che a causa di internet, soprattutto attraverso i social media, le notizie false e la distorsione della realtà entrano in circolazione in modo più semplice e rapido, riuscendo così a raggiungere un immenso pubblico.
C’è chi pensa a una strategia efficace che in futuro potrebbe focalizzarsi su come fornire gli strumenti per smentire notizie false, mentre io, penso l’esatto opposto… come sarebbe stato il mondo se tutto questo non fosse mai esistito? Saremmo stati più o meno informati? Più o meno socievoli?
Non c’è dubbio: il mondo senza Internet sarebbe stato molto diverso rispetto a quello che conosciamo oggi; ecco perché è tutt’altro che banale chiedersi se il mondo dell’informazione senza Facebook sarebbe stato migliore, più libero, meglio informato e più coeso, oppure no.
Addirittura c’è chi sostiene che senza internet e Facebook la ricerca di informazioni richiederebbe più tempo e sforzo, poiché non sarebbe possibile accedere a un’enorme quantità di dati e risorse online…
Insomma, nelle nostre vite è avvenuto un cambiamento radicale che ci ha spinti a compiere determinate azioni quotidiane di condivisione con il mondo reale e virtuale.
In conclusione, l’idea di una vita senza Facebook porterebbe ad una retrocessione del pensiero, ma il vero problema, secondo me, non è più tanto quello di pensare a come si sta senza, ma quello di creare un mondo dove poter guidare noi ragazzi, e anche quelli futuri, a stare in modo “sano” sui social network.
E’ nostro dovere avere la consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nei contenuti di tutti i giorni, e moderare nel modo corretto il tempo con cui utilizziamo questi strumenti per evitare che si creino brutte dipendenze.
Non esiste un interruttore per spegnere internet o la tecnologia per sempre, ma esiste un interruttore per accendere il cervello!!!
