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Martini in motion – Lo sport paralimpico incontra la scuola

Sabato 28 gennaio 2023 si è tenuto, presso l’Aula Magna dell’ITE Martini, il convegno sul mondo paralimpico italiano, iniziativa che rientra tra quelle organizzate per i 160 anni dell’istituto.

Ospiti della giornata: Sandrino Porru, Presidente Nazionale della FISPES -Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali- nonché atleta olimpico e stella d’oro al merito sportivo paralimpico, il delegato regionale Carmelo Addaris, il Commissario del Comitato Paralimpico Sardegna, Simone Carrucciu, Presidente Regionale della FITET, Martina Caironi, atleta FISPES, vincitrice della medaglia d’argento nei 300 mt e nel salto in lungo alle Paralimpiadi di Tokyo, Giuseppe Campoccio atleta paralimpico, specializzato nelle discipline del getto del peso, lancio del disco e lancio del giavellotto, e la docente dell’ITE Martini Prof.ssa Francesca Secci, atleta paralimpica della FIN.

Apre la giornata, la visione di un video che mostra un cane che pensa di essere escluso dal resto della cucciolata perché di colore diverso, per poi accorgersi di essere esattamente come i suoi fratelli. Il presidente FISPES, Sandrino Porru, ha spiegato che il significato del video sta nel fatto che tutti abbiamo colori unici e che, se cercassimo di essere tutti uguali, vivremo in un mondo in bianco e nero perchè la vera uguaglianza sta nell’accettazione delle differenze.

La discussione prosegue con una breve analisi della storia del mondo paralimpico. Di seguito, il delegato regionale Carmelo Addaris prosegue spiegando come, agli albori di questa categoria sportiva, non esistessero neanche attrezzi specifici per gli atleti che si trovavano, pertanto, a gareggiare con supporti e protesi di uso quotidiano. Era questo un gap che non si limitava al solo mondo sportivo ma, essendo difficilmente accessibile, anche a molti luoghi pubblici. Oggi, invece, l’accessibilità urbana e dei trasporti è migliorata da ogni punto di vista.

La Prof.ssa Secci spiega come lei, invece, non abbia mai vissuto questo tipo di disagio, in quanto essendo nata nel 1990, molti diritti, per i quali si era lottato, erano già stati conquistati. Ha iniziato la sua carriera a soli 15 anni e a 18 anni ha partecipato alla Paralimpiade di Tokyo, che ha vissuto con l’ansia che può provare ogni ragazza alle prime armi, ma della quale non si dispiaceva. Ribadisce, infatti, che, quando si fa qualcosa che piace, per quanto sia difficile, questa non viene vissuta come un sacrificio.

La parola passa a Giuseppe Campoccio, soprannominato Joe Black. Sin da piccolo ha praticato sport di combattimento, passando attraverso judo, karate e pugilato. Nel 1991 l’incidente che lo costringe ad abbandonare lo sport che ama, colpo tanto duro quanto non preventivato e, nel 2015, un’infezione ossea. Nonostante questo, non si scoraggia e diventa atleta paralimpico specializzato nel lancio del disco e del giavellotto.

Di seguito un estratto delle domande rivolte ai diversi ospiti.

D. Al Presidente Sandrino Porru. Cosa comporta organizzare una trasferta paralimpica?

R. Comporta un’organizzazione meticolosa, perché una trasferta implica un viaggio e un alloggio attrezzato per le necessità di tutti gli atleti che hanno specifiche esigenze, tanto che,  proprio questo, ha reso impossibile la trasferta a Oslo.

D.  Al Presidente Sandrino Porru. Come si pone la società davanti alla disabilità?

R. E’ la domanda più difficile a cui una persona con disabilità possa rispondere. Sicuramente c’è ancora tanto da lavorare ma, nel corso del tempo, la società è diventata sempre più inclusiva.

D. Alla prof.ssa Secci. Come riesce a coniugare la sua passione per il cinese con il nuoto?

R. Non è facile ma, come dicevo prima, quando qualcosa piace, non la si percepisce come una difficoltà. Il cinese l’ho voluto imparare per poter comunicare meglio con le mie alunne cinesi, perché pensavo che, mettendomi nei panni di chi conosce il cinese e vuole capire l’inglese, avrei capito le loro difficoltà.

D. A Martina Caironi. Quali possono essere le barriere per chi vuole entrare nel mondo paralimpico?

R. Possono essere le spese, perché chi si vuole avvicinare a questo mondo ha bisogno di attrezzature molto costose.

D. A Martina Caironi. Perché le Olimpiadi di Seul sono passate alla storia?

R. Fu la prima volta in cui venivamo riconosciuti come atleti veri e fu anche quella la prima volta in cui i bambini e la gente comune, che non facevano parte del mondo paralimpico, ci chiedevano autografi.

D. A Giuseppe Campoccio. Che mission ha l’atleta paralimpico nei confronti della società?

R. Bisogna trasmettere la propria gioia a chi non riesce ad affrontare la disabilità con il sorriso, e sono tanti. Io, in primis, ho deciso di vivere e non di sopravvivere.

D. Alla Prof.ssa Secci. Che emozioni si provano a partecipare alle Paralimpiadi e a raccontarle ai ragazzi?

R. Partecipare alle Paralimpiadi comporta  emozioni forti e tanta ansia ma i sacrifici non li ho fatti io, ma i miei genitori che hanno affrontato le spese per farmi gareggiare. Raccontare queste emozioni ai miei alunni, passatemi il termine, è quasi una missione, così come lo è per ogni atleta, soprattutto paralimpico.

D. A Martina Caironi. Come ha affrontato l’incidente?

R. Non è stato facile, soprattutto all’inizio, ma mi hanno aiutata l’amore dei miei familiari, che mi sono stati sempre vicini e la mia spensieratezza di diciottenne che mi ha dato l’energia per continuare a vivere. Qualsiasi difficoltà vi capiti nella vita, credete in voi stessi e sentitevi amati.

D. Al Presidente Sandrino Porru. Che ruolo può avere lo sport nella costruzione di una società più inclusiva?

R. Lo sport permette di mostrare le proprie capacità e lo sport paralimpico è un bene comune che permette di dare tante occasioni a tante persone.

D. A Martina Caironi e Giuseppe Campoccio e Francesca Secci. Quali sono i vostri programmi futuri?

R. Martina Caironi. A breve termine, continuare ad allenarmi e partecipare ai mondiali indoor e outdoor e, in un futuro meno prossimo, quando finirò la mia carriera, metter su famiglia.

R. Giuseppe Campoccio. Partecipare ai campionati indoor e poi ai campionati mondiali, sperando di partecipare ai Mondiali 2024.R. Francesca Secci. Voglio partecipare al World Series e al Campionato italiano. Non riuscirò sicuramente a partecipare a Parigi 2024.

Giuseppe Guerrini
Giuseppe Guerrini
Studente ITE Martini Diplomato AS 2022/2023
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