di Marcela Serrano
Ed. Feltrinelli, 2007, 125 pagine, Euro 12,00
Negli anni ’70 e ’80 in Cile, durante la dittatura di Pinochet, scomparvero fra gli 8 mila e i 20 mila bambini, provenienti da famiglie povere e adottati, in modo irregolare, da famiglie facoltose. E’ lo stesso fenomeno, quello dei “bebés robados” che caratterizzò le rappresaglie della dittatura franchista nei confronti di famiglie repubblicane durante il franchismo in Spagna.
Con I quaderni del pianto, pubblicato nel 2007, (titolo originale La llorona), Marcela Serrano, una delle scrittici più importanti della narrativa cilena contemporanea, ci offre uno dei suoi libri più emozionanti. Racconta, con una prosa immediata ed essenziale, la tragedia di una madre di umili origini che partorisce in ospedale una bambina. Sembra tutto andare per il meglio: la bambina è in buona salute, grande e con tanti capelli arruffati. Ma dopo qualche giorno, le dicono, muore in seguito a una febbre. E le impediscono di vedere il corpicino.
Ma nel suo cuore sa che non le hanno detto la verità e cresce una certezza: la sua bambina è viva. Inizia così la sua personale guerra. Impara a leggere, studia le leggi, va in televisione, fonda anche un’associazione con altre madri per portare alla luce un traffico illegale di adozioni e di organi. Per anni, con dolore, rabbia e caparbietà, decisa a non rassegnarsi, tra la diffidenza generale e il discredito, lotterà contro tutti, finendo
persino in un ospedale psichiatrico, per un unico obiettivo: ritrovare sua figlia.
“L’ultima volta che la vidi, quel venerdì, le promisi che alla visita successiva le avrei portato un nome. (Non ci eravamo ancora messi d’accordo tra quelli che avevamo scelto). Lo so che lei capì, lo so che i suoi occhi mi videro, lo so perché sì, perché l’ho partorita io. E le raccontavo, nel caso non lo sapesse, che le sue manine erano tiepide e mi piacevano tanto.”
