Pensa di partecipare ad altre paralimpiadi?
No, perché trovo difficile conciliare il lavoro con gli allenamenti che sono necessari per prepararsi ad una paralimpiade. Bisognerebbe allenarsi due volte al giorno tutti i giorni e diventerebbe molto complicato.
Perché ha deciso di dedicarsi al nuoto?
Partiamo dal fatto che sono nata con una malformazione congenita. Nonostante questo, i miei genitori, da sempre persone sportive, avevano intenzione di farmi fare attività motoria ma non sapevano bene cosa farmi fare per via del fatto che da piccola avevo una protesi leggera che, però, proprio per questo, si rompeva molto spesso. A quel punto, dato che già mio fratello nuotava, hanno deciso di portarmi in piscina, consapevoli che sarebbe stato un posto in cui non avrei dovuto usare la protesi e sarei stata uguale agli altri bambini, dopodiché ho iniziato a nuotare e non ho più smesso.
Ha mai avuto momenti di scoraggiamento?
Tantissimi, quando fai attività agonistica ad alto livello ci sono alti e bassi anche perchè ci sono momenti in cui è più difficile gestire i propri allenamenti insieme agli altri impegni oppure momenti in cui gli allenamenti, per lunghi periodi, non vanno bene in particolare ricordo che, durante i due anni trascorsi a Rio, sono stata seguita da una psicologa dello sport che mi ha aiutata a gestire questi momenti. Ci sono, invece, problemi che fanno parte del gioco e che si impara a superare con l’aiuto dei compagni di squadra, degli allenatori e dei genitori. Tutte le persone che ti stanno intorno ti sostengono e, sapendo che c’è un obiettivo più grande, tutti i problemi si superano.
Cosa ha provato quando ha partecipato per la prima volta alle paralimpiadi?
Ero molto emozionata. Avevo la vostra età, 18 anni. Non avevo ancora fatto il quinto anno delle superiori, era tra la 4^ e la 5^, ero ancora molto giovane e avevo pochissime esperienze internazionali a livello paralimpico. Ho iniziato, infatti, a fare le prime gare nazionali a 15 anni e, dopo soli 3 anni, ho fatto la prima paralimpiade. Ricordo un blocco a causa della paura e la tremarella, però, sono tutte cose che ricordo con piacere, perché era la paura che si prova mentre si fa una cosa bella, non il blocco per via del contesto negativo.
Riesce a dividere facilmente il suo tempo tra la scuola e lo sport?
Insomma. Ovviamente gli impegni lavorativi hanno la precedenza e quindi ci sono le settimane in cui salto qualche allenamento, ad esempio la settimana degli scrutini. Di solito ci riesco perché, con l’età, il nuoto, oltre ad essere un piacere, è diventato anche una necessità fisica, la mia fisioterapia quindi, tutti i problemi che ho, dovuti alla mia disabilità, in acqua scompaiono e, per qualche ora, li dimentico. Quindi, sicuramente cerco di fare di tutto per conciliare. Quest’anno, inoltre, sono stata inserita, come docente, nel corso sportivo, quindi ogni tanto ne approfitto accompagnando gli alunni in piscina e facendo qualche nuotata extra.
