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Intervista a Sandrino Porru – Presendente Nazionale della FISPES – Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali

Sabato 28 gennaio 2023 presso l’aula magna Shardana dell’ITE MARTINI si è tenuto il convegno Martini in-motion: Lo sport paralimpico incontra gli studenti del quinto anno. In questa occasione abbiamo ritenuto importantissimo partire dal conoscere, in modo diretto, la storia del Presidente Sandrino Porru  che ha ricevuto la Stella d’Oro al Merito Sportivo Paralimpico per l’anno 2017.

Il prestigioso premio è un riconoscimento alla lunga carriera di impegno nel settore paralimpico italiano ed internazionale. Porru fonda a Cagliari la società sportiva Sardegna Sport per promuovere lo sport tra persone con disabilità. Si dedica all’Atletica paralimpica dapprima come atleta e poi come dirigente sportivo. Come corridore in carrozzina, vince numerosi titoli italiani nelle specialità di fondo, mezzofondo e velocità detenendo, per anni, diversi record nazionali. Rappresenta l’Italia alle Paralimpiadi di Seul nel 1988 e di Barcellona nel 1992 ma il suo nome è legato anche ai Mondiali di Assen del 1990.

Nel 2000 diventa Consigliere federale della Federazione Italiana Sport disabili e, tre anni dopo, entra nella Giunta nazionale del CIP. Da settembre 2010 è in carica come Presidente della Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali che si occupa della promozione delle discipline di Atletica paralimpica, Calcio amputati, Calcio a 7 per cerebrolesi, football e Rugby in carrozzina.

Di seguito una sintesi dell’intervista.

D. Lei è il Presidente della FISPES che si occupa di atletica leggera in carrozzina, di calcio amputati e di calcio a 7 per atleti con cerebrolesioni. Per chi non conoscesse la FISPES ci potrebbe spiegare di cosa si occupa esattamente?

R. Sul nostro sito si possono trovare i nostri canali telematici della federazione, ci trovate su facebook e su instagram che, essendo quelli di primo impatto, permettono in qualche modo di aprire una finestra verso il mondo della Federazione. Contemporaneamente, abbiamo nei nostri territori i nostri delegati regionali e il comitato olimpico regionale che si occupano sia della promozione sia di tutte quelle azioni di avviamento e di conoscenza delle opportunità dello sport paralimpico nonché del ludico motorio da proporre alle persone con disabilità. L’obiettivo è poliedrico:a. si vogliono avviare le persone verso un percorso di carattere motorio, b. si vuole  promuovere un percorso di emancipazione e di inclusione sociale, c. si vuole far conoscere tutto ciò che comporta la scuola di vita che lo sport propone.

D. Qual è stata l’emozione e il ricordo più forte ed intenso che ha vissuto come atleta?

R. L’emozione più significativa è stata il giorno in cui sono entrato nello stadio per le paralimpiadi di Seul. E’ stata la prima volta che ho visto lo stadio gremito e gli spettatori che applaudivano gli atleti paralimpici. Era il 1988 e, soprattutto in Italia, era presente un resistente provincialismo culturale che si esprimeva anche nel mancato apprezzamento nei confronti degli atleti paralimpici. Questo,paradossalmente, nonostante fossimo stati la culla delle paralimpiadi di Roma 1960. Paradossalmente siamo stati precursori da una parte ma non siamo stati capaci di proseguire questo percorso in maniera importante se non solo in anni relativamente recenti.

D. Cosa ha significato lo sport nel suo percorso di vita?

R. Lo sport è stato una pietra miliare importantissima, una scuola di vita che permette di concentrarsi su ciò che si sa fare e non su ciò che non si sa fare. Concentrarsi sulle abilità, aumentare la propria autostima per potersi confrontare su tutto quello che si ha attorno e scoprire magari che, il più delle volte, siamo noi stessi, più che  il contesto sociale, ad autoescludersi. Questo, sicuramente, è stato un percorso che mi ha fortemente forgiato nella costruzione di un percorso di autostima permettendomi di giungere alla consapevolezza che la grandezza della persona sta, proprio, nella sua unicità. 

D. Pensa che lo sport possa aiutare un bambino o un adolescente ad avere relazioni migliori al di fuori dell’ambito della sua squadra o a proporsi diversamente?

R. Assolutamente sì, lo sport rappresenta un’esperienza fondamentale nella vita dei bambini. Grazie alle varie discipline sportive, dagli sport di squadra a quelli individuali, i bambini troveranno ottime occasioni di divertimento e socializzazione, nonché delle vere proprie scuole di vita, che insegneranno loro a conoscere il rispetto delle regole e degli altri. E’ fondamentale, affinché l’esperienza risulti piacevole, scegliere lo sport più adeguato e quello che potrebbe essere più affine al carattere e alle esigenze del bambino.

D. Che consiglio darebbe ai giovani con disabilità che vogliono praticare uno sport ma hanno paura sia di avvicinarsi ad un’attività sportiva sia di competere insieme agli altri?

R. Il consiglio che darei è quello di pensare meno a se stessi e di cercare di migliorare il rapporto con le altre persone, perché questo permette di uscire dal proprio guscio, nella consapevolezza che, trovare se stessi è possibile interagendo con gli altri. Altro consiglio è quello di cercare di superare le barriere non solo architettoniche ma, soprattutto, mentali attraverso l’interazione e il confronto con l’unicità di ogni persona.

Alessandro Daniele Manca
Alessandro Daniele Manca
Studente ITE Martini Diplomato AS 2022/2023
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