Sono stati licenziati cinque poliziotti responsabili della morte di Nicholas Tyre successivamente incriminati per omicidio e il presidente Biden ha definito oltraggiosa la tragedia di Memphis.
La morte di un ragazzo nero di 29 anni, preso a pugni e calci, può diventare il nuovo paradigma per dare una risposta all’emergenza razziale e a quella delle violenze che, troppo spesso, hanno come protagonista, la polizia degli USA? Forse sì, perché, se guardiamo la storia, negli Stati Uniti, il progresso è spesso passato attraverso fatti dolorosi e intrisi di sangue, dalla Guerra civile agli omicidi di leader come Martin Luter King. Dobbiamo, tuttavia, tenere anche presente che nel Paese dei grandi sogni abbiamo Stati come la Florida in cui il governatore De Santis ha abolito i corsi scolastici per l’approfondimento della storia degli afroamericani, convinto che sia meglio non imbarazzare i giovani studenti bianchi ricordando che i loro padri avevano costruito il Paese sulle spalle degli schiavi trascinati qui in catene dall’Africa.
Il caso di Nicholas Tyre e la condanna che da New York a Las Vegas si è mossa all’unisono, potrebbero fare da detonatore alla lotta finalizzata a sconfiggere il razzismo in America e a far sì che queste ingiustizie non capitino altre volte.
Nicholas Tyre sosteneva il movimento Black Lives Matter e meditava di arruolarsi nelle forze di polizia per cambiarle dall’inferno ma il suo sogno è stato spezzato per sempre in una fredda sera di febbraio.
La sera di Venerdì 28 Gennaio, la polizia ha inviato quattro video di circa un’ ora ciascuno, nei quali si vede chiaramente la furia della violenza dispiegata nei confronti di un ragazzo che voleva solo tornare a casa.
