Lunedì 20 marzo il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping si è recato a Mosca per l’incontro con il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin per discutere con le alte cariche moscovite dei temi più trattati tra Mosca e Pechino: visione multipolare del mondo, rapporti commerciali e naturalmente la guerra in Ucraina.
L’asse Cina-Russia è sullo sfondo della guerra in Ucraina, il significato dell’alleanza più temuta dal mondo diventa sempre più economica.
Gli Usa osservano con molta apprensione gli sviluppi del legame Xi-Putin non solo per le conseguenze sul conflitto in corso, ma soprattutto per il valore strategico che il rafforzamento di questa partnership assume in ambito commerciale e di controllo di materie prime, tecnologia e innovazione.
Non a caso, i crescenti legami economici sono stati al centro dei colloqui al Cremlino martedì 21 marzo,
evidenziando la dipendenza di Mosca da Pechino dopo che la sua economia è stata in gran parte annullata dall’occidente.
Il presidente russo ha accolto il modello economico della Cina descrivendolo come “più efficace” rispetto a quello di altri paesi, con il commercio bilaterale che ha raggiunto la cifra record di 190 miliardi di dollari nel Il petrolio, il gas, ma anche i semiconduttori sono alla base del commercio tra i due paesi, che valutano questa partnership commerciale redditizia per entrambi. Non solo, con accelerazione degli scambi potrebbe tradursi anche nel concretizzare l’uso dello yuan come valuta commerciale.
L’argomento di discussione più atteso di martedì è stato il previsto gasdotto Power of Siberia 2, che
darebbe alla Russia un nuovo modo per reindirizzare le esportazioni di gas dalle riserve non più inviate in Europa.
L’anno scorso, le importazioni cinesi di energia russa – che rappresentano oltre il 40% delle entrate del
bilancio del Cremlino sono cresciute da 52,8 miliardi di dollari a 81,3 miliardi di dollari. La Russia era il
secondo fornitore cinese di greggio e carbone.
L’urgente necessità della Russia di trovare acquirenti per le sue risorse energetiche potrebbe giocare
nuovamente a favore della Cina, proprio come ha fatto nel 2014, quando Mosca ha affrontato le sanzioni per l’annessione della Crimea. Allora Russia e Cina firmarono un accordo per il gasdotto Power of Siberia, offrendo a Pechino una fornitura di gas a basso costo. Il progetto è entrato in funzione nel 2019.
La tecnologia cinese è anche l’unica opzione della Russia per continuare a produrre gran parte dell’energia che la Cina sta importando.
In generale, stando ad alcune osservazioni, mentre prima della guerra le importazioni di punta della Russia erano più o meno diversificate, ora Mosca si sta riorientando verso fornitori cinesi al punto che il mercato russo è ultimamente dipendente dal mercato del dragone. Proprio questo stretto legame di convenienza e sopravvivenza spaventa gli Usa e destabilizza l’Europa.
