martedì, Settembre 15, 2026
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Il Martini’s actor studio intervista Daniel Dwerryhouse e Teresa Fadda

Gli studenti e le studentesse del Martini’s actor studio intervistano Daniel Dwerryhouse e Teresa Fadda, attori professionisti al secondo anno di esperienza di insegnamento presso l’ITE P. Martini.

Quando avete iniziato a fare teatro?

Teresa: sono sempre stata una persona creativa. L’idea di creare dal nulla qualcosa è sempre stata fondamentale per il mio benessere. Nel teatro ho trovato un luogo per realizzare queste “idee” attraverso strumenti e tecniche precise. Certo non è un lavoro che si improvvisa: occorrono idee ma anche molta tecnica.

Daniel: ho iniziato a studiare teatro quando avevo la vostra età, per una forma di curiosità e perché mi sentivo più a mio agio in quell’ambiente rispetto ad altri che frequentavo da adolescente. Insomma mi ha spinto il fatto che mi divertivo moltissimo a farlo. 

Come valutate l’esperienza di insegnamento delle tecniche teatrali nella nostra scuola?

Daniel: Al Martini ho trovato un bellissimo gruppo con cui lavorare. Ho notato una grande differenza tra il gruppo che ha lavorato lo scorso anno, subito dopo i mesi della didattica a distanza e il gruppo di quest’anno. Per voi ragazzi, qualcosa di forte è successo e il teatro ha in qualche modo “avvicinato” quello che il Covid aveva “allontanato”. Avevamo già lavorato con gli adolescenti. Io in particolare lo faccio dal 2007.

Ho viaggiato per lavoro in Europa e ho visto che in molti Paesi ci sono teatri in tutte le scuole. In Italia questa cultura manca: un plauso al vostro Dirigente e alla tutor dei progetti di teatro per aver organizzato e fortemente voluto questi percorsi.

Teresa: La mia esperienza è addirittura precedente: ho sempre lavorato nelle scuole. La mia tesi di laurea si basava su un progetto sperimentale sul musical, svolto con un gruppo di ragazzi con i quali avevamo messo in scena Grese, in un piccolo paese, Musei. Dalla tesi di laurea ad oggi non ho mai smesso di lavorare con bambini e adolescenti.

Per me l’esperienza al Martini è stata emozionante. Ho ritrovato alcuni di voi dopo un anno: è sempre interessante vedere l’evoluzione di un gruppo che si accosta al teatro, i cambiamenti che intervengono in voi e tra di voi dal primo giorno all’ultimo.

Daniel: quello che mi auguro quando inizio un progetto di teatro con i ragazzi è di far passare almeno un messaggio: quello di avere coraggio e di mettere passione in tutto. Sono contento quando mi accorgo che questo messaggio vi arriva.

La vita, a volte, può essere faticosa ma vale la pena viverla per fare qualcosa che piace veramente.

Come può il teatro aiutare le persone?

Teresa: Parlerei in senso più ampio dell’esperienza artistica, attraverso il teatro ma non solo.

Il teatro è una possibilità che hai nella vita per comunicare, per esprimerti. È una chance in più che non sempre hai nella vita senza l’arte. Credo che non dobbiamo perdere neanche una di queste chance. Si crede, in genere, che il teatro sia la rappresentazione su un palco con la paura per i principianti o chi non è del mestiere che il pubblico sia pronto a deridere l’attore che sbaglia. In realtà la pratica teatrale è un’attività molto protetta: questa palestra emotiva viene fatta secondo principi e modalità che ti conducono a non sentire lo sguardo di 1000 o più persone come uno sguardo che giudica. In quest’ottica di trasformazione e di apprendimento, il teatro, ma l’arte in generale, possono aiutare.

Daniel: C’è anche un importante lavoro che l’attore deve fare di riequilibrio del corpo. Anche voi l’avete fatto in questi mesi. Un lavoro sul corpo completamente diverso da quello di un atleta o di uno sportivo. Con il teatro si capisce immediatamente che mente e corpo sono legati e devono agire all’unisono. Anche per questo motivo, il teatro a scuola – come dicevo – è fondamentale: tutti quelli che fanno teatro a scuola migliorano la loro espressività e migliorano nelle loro relazioni. È un ottimo compagno di studio. 

Può essere una professione difficile e complessa, ma è veramente un alleato durante gli anni della formazione.

A proposito del lavoro dell’attore: pregi e difetti di un attore di teatro?

Daniel: Un pregio è sicuramente la cultura che questo lavoro ti consente, anzi ti obbliga ad avere e a coltivare. La possibilità di viaggiare anche in posti inconsueti e quindi affascinanti. Questo conferisce un fascino, un tratto “open minded” che non molte professioni possono assicurare. Difficile trovare attori razzisti o omofobi. Il difetto principale è l’EGO! Può diventare un problema quando tracima e ci porta a pensare più alla carriera che non alla bellezza del mestiere che facciamo. 

Teresa: Per me i pregi di questo mestiere sono il fatto che regala più chiavi di lettura del mondo e della realtà e insegna a non avere pregiudizi e stereotipi verso nessuno e verso nulla. Ci abitua anche ad avere la capacità di accorgersi del momento in cui ci si sta scontrando con un pregiudizio o uno stereotipo e ti educa all’ironia che scarseggia sempre di più e con cui, invece, nel lavoro di attore ti devi confrontare spesso. Il difetto è l’essere costretto, anche quando non vorresti, a dover maneggiare una materia scomoda come le emozioni anche quando sarebbe più comodo difendersi dalle emozioni. Tuttavia, chi fa l’attore non può permetterselo e, soprattutto quando ci sono delle derive emotive forti, bisogna fare un lungo lavoro su se stessi e reagire. Un po’ lo stesso processo che fanno gli psicoterapeuti prima di iniziare a praticare la loro professione e, in generale, chi si confronta con le sofferenze oltre che con le bellezze dell’animo.

Il teatro è proprio per tutti? Tutti possono recitare?

Teresa: Tutti possono e dovrebbero almeno provare a farlo. Noi ci auguriamo di concludere il secondo modulo in partenza nel mese di Marzo con una vera messa in scena di un testo teatrale di cui sarete in parte anche autori. Per misurarvi con la “polvere del palcoscenico”.

Daniel: È stato fondamentale in questo senso avere la possibilità di lavorare per tante ore. Quando a scuola si organizza un corso di teatro di una settimana, avverto sempre che è tempo perso. Per arrivare ad un esito scenico c’è bisogno di tempo.

Gli studenti partecipanti hanno avuto modo di socializzare con i loro coetanei ma soprattutto di sviluppare capacità immaginative, di favorire l’estroversione e di acquisire sicurezza e fiducia nelle proprie capacità.

Aurora Franzese
Aurora Franzese
Studentessa ITE Martini
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