“Ero in carcere e siete venuti a visitarmi” (Mt 24,36): sono queste le parole del Vangelo che più o meno ogni anno mi spingono, da ormai una decina di anni, ad organizzare una partita all’istituto penale minorile tra i miei alunni e i ragazzi reclusi là dentro.
Avevo 14 anni la prima volta che sono entrato in un carcere a Oristano in piazza Mannu, non da detenuto grazie a Dio, ma per animare una messa di Natale. Il cappellano, padre Claudio, aveva bisogno di me e di un gruppo di amici per cantare e suonare. Ricordo l’adrenalina mista a paura all’ingresso e ad ogni cancello che si chiudeva dietro di noi. Credo che l’essere umano sia nato per essere libero e quando questo diritto ci viene negato ci sentiamo braccati, senza aria e quindi inevitabilmente impauriti. Ogni volta che torno si ripetono queste sensazioni.
Questa volta i ragazzi disponibili e generosi a spendere qualche ora il sabato pomeriggio sono 6. In campo oltre il sottoscritto: Salvatore, Francesco, Simone e Alessandro, e di supporto Marta e Martina. La squadra si presenta nel terreno di gioco con la casacca Blu su cui splende il nuovo logo del Martini e inizia il riscaldamento. Riecheggia nelle nostre orecchie il frastuono dei tiri dei ragazzi dell’istituto che, a mio modo di vedere, cercano di intimorire l’avversario. Qualche ragazzo si presenta e stringe la mano dandoci il benvenuto. Ci sono alcune persone che incontro ormai da quando sono venuto la prima volta qui a Quartucciu.
Inizia la partita. Subito i padroni di casa seccano, con un tiro improvviso, Simone, il nostro portiere ma, grazie a Salvatore, magistrale regista, la squadra non perde la calma e riprende in mano la partita. La prima partita si chiude, per il Martini con il risultato 12 a 6. Non ho mai vinto con la mia squadra e questa volta ho promesso una pizza qualora fosse arrivata la prima vittoria.
La rivincita purtroppo, forse anche a causa del mio ingresso in campo, si chiude 8 a 6. L’unica cosa di cui mi posso fregiare è di un goal a giro all’angolino, per il resto arranco tra scarsa tecnica e l’età che avanza inesorabilmente (voto 5,5).
Si chiude con la finale dove partiamo subito bene 2 a 0. L’agonismo è alto e non ci si risparmia. La squadra di casa ci tiene molto e non si arrende nonostante ci sia un po’ di nervosismo tra loro dovuto soprattutto ai cambi. Purtroppo si organizzano e con calma riescono a riprendere il filo del gioco e passano in vantaggio. Probabilmente i nostri ragazzi sono stanchi e iniziano a sentire il peso di un’ora di gioco senza cambi sostanziali. A un certo punto il bomber, Francesco (voto 7), mi chiede il cambio, non ce la fa più, gli manca l’ossigeno. Alessandro (voto 7,5) tiene duro e tenta con la sua tecnica di reggere la baracca, mentre Simone (voto 8) grande portiere non solo protegge la porta, ma tenta anche più di qualche sortita offensiva. Salvatore (voto 8) continua a non perdere la bussola e tenta con il tiro da lontano di sorprendere il portiere avversario. La finale si chiude con il risultato di 6 a 4 per i padroni di casa. Per questo motivo la pizza è rinviata alla prossima.
Dopo le classiche strette di mano ci salutiamo e ci diamo l’arrivederci nella nostra scuola, sul nostro campo di gioco. Perché organizzo ogni anno una partita con l’istituto penale minorile? Probabilmente ve lo starete chiedendo.
Penso e credo fortemente che il calcio e lo sport in generale servano ad abbattere tutti i pregiudizi e le barriere che ci portiamo dentro nei confronti di chi ha commesso un crimine e quindi un errore nella propria vita. Sono un sognatore cronico e mi piace pensare che chiunque possa rialzarsi e ricominciare a prendere la vita in mano. Ho visto troppi ragazzi anche tra i miei alunni, nel corso degli anni, lasciarsi andare alle difficoltà della vita e prendere le scorciatoie che spesso portano alla perdizione. Tante volte ho pensato che non fosse principalmente ed esclusivamente colpa loro ma del contesto in cui sono cresciuti, sia famigliare che sociale. Ogni volta che incontro i ragazzi chiusi in un istituto provo molta compassione e sono felice di strappare loro un sorriso e un pomeriggio diverso. Io credo e spero nella rieducazione e sono convinto che grazie ad un impegno maggiore da parte delle istituzioni si può fare molto di più. Possiamo fare molto di più anche noi semplici cittadini, iniziando a pensare che i problemi degli altri sono anche i nostri e cercando di eliminare i pregiudizi.
Ci sarebbero da dire ancora tantissime cose ma non voglio abusare dell’attenzione del lettore, per cui vi lascio con le parole con cui ho aperto l’articolo: ero in carcere e siete venuti a trovarmi.

P.S. Concedetemi le pagelle per i calciatori:
Simone Vadilonga voto 8: Insieme a Salvatore non perde mai la calma e tiene in piedi la baracca con le sue parate e non disdegna le sortite offensive con delle serpentine degne di Garrincha. Saracinesca.
Salvatore Floris voto 8+: Nonostante il dolore al ginocchio corre e dirige l’orchestra con generosità e calma, dispensa assist che non sempre i compagni di squadra riescono a concretizzare. Metronomo.
Alessandro Trogu voto 7,5: L’impegno c’è, la tecnica pure anche se alle volte questa lo porta a strafare, a tutto ciò si unisce anche la prestanza fisica. Chiude la partita zoppicando ma con un buon bottino di goal. Mago.
Francesco Portas voto 7: È il nostro goleador (abbiamo perso il conto dei goal), degno del miglior Inzaghi, approfitta e punge su ogni palla vagante, peccato, la troppa generosità alcune volte gli fa perdere la lucidità e sbaglia cose semplici. Cobra.
Simone Faedda voto 5,5: Il povero prof. non si arrende all’età che avanza e cerca di dare una mano per quello che può. Corre, pressa e cerca di farsi trovare pronto al tiro. Il goal serve più che altro a non prendere l’insufficienza grave. Bollito.
