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La detenzione minorile raccontata dal Direttore dell’Istituto Minorile di Quartucciu

Sabato 3 giugno, presso la sede del Martini in Via Cabras a Monserrato, si è tenuta una partita di calcio tra alcuni studenti della scuola e alcuni ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Quartucciu. Per l’occasione, la redazione del Martini Magazine ha intervistato il Direttore dell’Istituto Penale per i Minorenni di Cagliari, il dott. Enrico Zucca, sulla situazione della struttura da lui diretta e, più in generale, sul mondo della detenzione minorile.

1) Dott. Zucca, la nostra legislazione prevede per i minori in stato di detenzione il principio della rieducazione della pena. Quali sono i metodi attuati per metterlo in pratica?

Anzitutto, la pena nei confronti dei detenuti è il fatto che si trovino all’interno di un istituto. Per quanto riguarda la rieducazione, invece, questa è messa in atto attraverso il trattamento che riserviamo ai ragazzi, i quali, prima di essere trattati da detenuti, sono trattati da persone. Ciò li aiuta a sentire la comunità in cui si trovano come uno strumento sostitutivo della famiglia, che in questo momento difficile viene a mancare e, inoltre, permette ai ragazzi di essere felici, di provare speranza. Per il resto, sono previsti corsi di più tipi per i ragazzi, che svolgono anche attività di svago e di ricreazione.

2) Dott. Zucca, sul piano pratico, quanto è realmente efficace la rieducazione della pena? Potrebbe parlarci di qualche caso da cui è rimasto positivamente colpito o di un giovane che si è reinserito nella società?

L’effetto della rieducazione della pena dev’essere a lungo termine. Se la rieducazione sta dando i suoi frutti si nota ancor prima che i ragazzi escano: lo si vede dal modo in cui si pongono nei confronti degli altri, dal loro impegno nello svolgere le attività proposte. Una volta concluso il percorso, la maggior parte dei ragazzi riesce a reintegrarsi, trova lavoro, si crea una famiglia e molti di loro mantengono i contatti con noi. Dopotutto sono solo ragazzi, che sì, hanno commesso reati, anche di una certa rilevanza, ma che, talvolta, riescono a riconoscere i propri errori, a guardare avanti e a cambiare. Non c’è un caso specifico di questo tipo che io ricordi, e non perché non ce ne siano stati ma, al contrario, proprio per il fatto che il reinserimento dei detenuti in uscita è la normalità e per questo non c’è nessun caso che possa stupire particolarmente.

3) Dott. Zucca, quanto è rilevante l’incidenza femminile tra i detenuti del suo istituto?

Al momento non abbiamo alcuna ragazza all’interno dell’istituto, né esistono in Sardegna strutture che ne ospitino. Solitamente, le minori che debbano scontare una pena in Sardegna vengono ospitate a Roma.

4) Dott. Zucca, come funziona il percorso di studi nel suo istituto?

Il percorso di studi all’interno dell’Istituto è molto simile a quello tradizionale. A tenere le lezioni sono professori specializzati, i quali possono svolgere il proprio lavoro attraverso la didattica a distanza, come del resto ha fatto tutto il Paese per più di un anno, mentre, nel caso in cui gli incontri si svolgono in compresenza, occorre un’autorizzazione da parte del magistrato.

5) Dott. Zucca, si parla spesso dei problemi relativi alla mancanza di personale nelle strutture penitenziarie. Trova conferma di questo nella concreta gestione dell’istituto?

Sicuramente avere un buon numero di addetti ai lavori è fondamentale, perché i ragazzi hanno bisogno di sostegno, e purtroppo non sempre è facile seguirli: servirebbe un dipendente per ogni detenuto! Tuttavia, abbiamo pochi ragazzi, e un numero congruo di componenti del personale, che possono essere agenti penitenziari, dipendenti del reparto tecnico e volontari esterni, che sono solitamente figure che hanno attitudini relazionali spiccate. Abbiamo aree sportive attrezzate, un allenatore addetto alla palestra, al calcio, oltre che laboratori di falegnameria, artigianato, pittura. L’istituto non è un carcere, è colorato, e sono i ragazzi stessi a renderlo meno grigio, più gioioso. I ragazzi stessi, infatti, danno una mano, ad esempio c’è una tutor che insegna come cucinare ad alcuni ragazzi, i quali preparano i pasti per sé stessi e per gli altri dietro retribuzione, in modo tale da far sì che costruiscano competenze per il futuro. Io preferisco definirlo, più che un carcere, una comunità con le sbarre.

6) Come si svolgono le giornate nel carcere? Quali sono le attività giornaliere?

La sveglia è alle 7:45. Un ragazzo incaricato serve la colazione, in seguito, alle 9, iniziano le varie attività quali falegnameria, cucina e via dicendo, con quasi tutti i ragazzi che si tengono impegnati. Alle 12:00 viene servito il pranzo, di cui si occupa sempre un ragazzo, alle 14:00 si sparecchia per poi lasciare i ragazzi liberi per un’ora. Alle 15:00 si tengono altre attività, seppur se ne svolgano meno rispetto alla mattina, mentre i martedì, il pomeriggio è riservato alla scuola; altre volte i ragazzi sono lasciati liberi di fare ciò che preferiscono. Il sabato è un giorno leggero ed è dedicato ai colloqui. La domenica ci viene a trovare il cappellano, che ha un’ottima influenza sui ragazzi.

7) Come si è svolta la partita in collaborazione con la nostra scuola?

La prima partita si è svolta a Quartucciu, nel nostro Istituto. Per l’incontro di oggi, invece, è stata necessaria l’autorizzazione da parte del magistrato, come ogni volta che si organizzano attività esterne alla struttura. Solitamente non organizziamo questo tipo di incontri, ma c’è stata la possibilità e la nostra area tecnica l’ha colta con molto piacere.

8) Qual è stata la risposta dei ragazzi nei confronti delle partite con il Martini?

La risposta dei ragazzi è stata molto positiva. Apprezzano particolarmente potersi confrontare con dei coetanei, ma ancor di più amano giocare a calcio. Non appena hanno un momento libero, si fiondano a giocare.

9) Esiste un regime di semi-detenzione?

Allo stato attuale no. Diversi ragazzi si occupano di volontariato due volte a settimana, mentre alcuni lavorano, ma sempre dietro autorizzazione da parte del magistrato.

10) Com’è la relazione personale tra i detenuti e il personale?

C’è un ottimo rapporto tra il personale e i detenuti. Ci si rispetta, per quanto, com’è normale che sia, talvolta ci sia qualche dissidio, ma il clima è complessivamente sereno, anche perché nel caso in cui ce ne fosse bisogno, i vari dipendenti sono pronti a svolgere mansioni che non rientrino nelle proprie competenze allo scopo di aiutare i colleghi.

11) Come funzionano i rapporti tra la famiglia e i detenuti?

Gli incontri si svolgono il sabato e in seguito alla pandemia, che ci ha obbligati a trovare nuovi modi per comunicare a distanza, anche i familiari dei ragazzi, che non possono recarsi di persona per le visite, possono tenersi in contatto con i detenuti, attraverso appositi monitor che permettono di effettuare video colloqui.

Con la collaborazione di Niccolò Pala.

Giuseppe Guerrini
Giuseppe Guerrini
Studente ITE Martini Diplomato AS 2022/2023
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