Il concetto di Meritocrazia implica la valorizzazione del merito e delle eccellenze indipendentemente dall’influenza esercitata da qualunque fattore esterno, sia esso rappresentato dall’etnia, da un partito politico, dalle differenze di genere o, come ancora talvolta avviene in Italia, dalla famiglia di origine.
Strettamente connesso con il concetto di merito è l’esigenza di pretendere e di garantire trasparenza, impegnandosi per recidere tutti quei lacci che impediscono al merito dei singoli di esprimersi nella sua pienezza.
Credere nel Merito significa impegnarsi perché la nostra società diventi più ricca di competenze vere e più giusta.
Sono tanti i significati che le persone danno alla parola meritocrazia… ma che cos’è davvero?
Facendo un passo indietro nel tempo, ricordiamo che Michael Young, nel 1958 pubblicò il suo “The Rise of the Meritocracy”, con l’intenzione di rappresentare l’Inghilterra nel 2033: una società nella quale la tradizionale divisione in classi della popolazione veniva sostituita da una divisione basata sul merito dato dalla combinazione di intelligenza e di impegno.
Il Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia definisce meritevoli “coloro i quali ogni giorno, in qualunque ambito e partendo da qualunque condizione iniziale, senza lamentarsi, senza accettare l’odio per l’altro come reazione agli immancabili fallimenti, spesso sentendosi non considerati o addirittura irrisi, fanno il loro lavoro onestamente cercando costantemente di migliorare se stessi e il mondo che li circonda”.

Ma noi cosa intendiamo esattamente per “merito”? Aver superato un concorso? Aver preso la laurea? Essere diventato notaio, chirurgo, deputato? Essere ricco, di successo e bello?
Ecco… giudicare il merito sulla base dei risultati ottenuti, secondo me, rischia di essere semplicistico.
Un principio applicato decisamente male, perché se applichiamo la retorica della meritocrazia che ci porta a pensare di dover premiare, socialmente, economicamente e politicamente chi ce la fa, il passo successivo è punire chi, invece, non ce la fa.
Il concetto di meritocrazia, tuttavia, non deve essere inteso come unico principio su cui fondare la costruzione di una società futura perché, in questo caso, rischierebbe di trasformarsi in paladino delle diseguaglianze. Ma, al contrario, deve camminare al fianco della costruzione di pari opportunità per tutti abbattendo gli svantaggi iniziali di ogni percorso formativo.
Una società che crede nel vero merito deve, infatti, costruire per tutti le condizioni di accesso sanando ogni gap di svantaggio nel percorso formativo e dell’esercizio dei diritti.
