Prima del viaggio in montagna la terza e la quarta del corso Turismo Sportivo non si parlavano. Guardateci ora: appena si ha l’occasione ci trovate a ricordare i momenti felici trascorsi insieme. Questa esperienza ci ha insegnato tanto. Abbiamo imparato, o almeno, abbiamo iniziato ad imparare a sciare. Ma, soprattutto, mentre eravamo a Sappada siamo riusciti a staccare da tutti e da tutto quello che avevamo lasciato a Cagliari: i telefoni li usavamo giusto per chiamare una volta al giorno i nostri genitori e niente di più. Ci riunivamo e parlavamo, e non davanti ad una chat noiosa ma tutti insieme. Abbiamo imparato ad apprezzare di più la nostra città ma, contemporaneamente, a godere della bellezza di luoghi che a noi sono totalmente estranei, abituati come siamo al mare e alle spiagge. Vedere e vivere un paesaggio così bello e diverso dal nostro come quello della montagna innevata e vedere scendere la neve, che ricopre tutto col suo manto bianco, è stato impagabile. Tra le scoperte più forti, l’aver legato, oltre che tra noi, con i professori che sono stati fantastici e con loro ci siamo trovati bene come con nessun altro. Ad oggi il rapporto con loro è più bello di prima. Maria Rizzo Manca III D

Il viaggio in Friuli con le classi dell’indirizzo Sportivo del nostro Istituto ha rappresentato un’esperienza unica e certamente da ripetere.
Dimenticati i cellulari per una settimana, i ragazzi hanno dato il meglio di sé in uno sport che nella nostra isola non si pratica. Hanno socializzato come si faceva prima delle effimere relazioni virtuali date dai social e dalle chat. Si sono uniti nell’amicizia cameratesca e goliardica mentre, solo due settimane prima, a scuola si guardavano a distanza nello stesso andito e alla ricreazione uscivano dalle rispettive aule con il cellulare in mano, isolandosi ulteriormente. Hanno festeggiato insieme i 18 anni di Manuela, hanno scoperto, o riscoperto, il piacere dello stare insieme, del divertirsi, del misurarsi e di mettersi alla prova con le insidie del clima e della montagna.
Per le scuole venete e friulane, di ogni ordine e grado, si tratta di ordinari spostamenti in pullman abituati tutti, come sono, a sciare fin da bambini. Per noi è stato un banco di prova per nulla scontato. Tra i tanti insegnamenti ci siamo misurati un po’ tutti, con una buona dose di umiltà e di rispetto, con pericoli sconosciuti e con la necessità di superare limiti fisici e psicologici. Io in primis, non avendo mai sciato prima e con 30 anni in più rispetto ai ragazzi animati da spirito agonistico e competitivo.
E poi, come un segno del destino, ho fatto ritorno in posti intrisi di ricordi forti, inconsciamente sopiti, che mi legano alle Dolomiti e proprio a Sappada, dove mi fermai un’estate di 15 anni fa con i miei. Luoghi particolarmente amati da mio padre, che insegnò Urbanistica a Udine e scelse la Carnia come ultima meta del suo transito terreno. Ho evitato la montagna per anni rifugiandomi nell’apnea del mio liquido amniotico marino. Solo di recente sono tornata nelle alte quote, facendo pace col passato.
