LA 4^D ALLA COMMEMORAZIONE DEI DOCENTI DELL’UNIVERSITA’ DI CAGLIARI, COLPITI DALLE LEGGI RAZZIALI DEL 1938.
Il 30 Gennaio 2023, nell’Aula Magna del Rettorato di Cagliari, nel palazzo Belgrano, la nostra classe ha avuto l’opportunità di partecipare alla cerimonia dell’intitolazione della lapide dedicata ai tre docenti universitari ebrei, espulsi dall’Ateneo cagliaritano, a seguito dell’introduzione delle leggi razziali del 1938.
Alla presenza delle autorità civili, militari e accademiche, i parenti di Teodoro “Doro” Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo, hanno rivolto un ricordo commosso delle vicende che coinvolsero i loro congiunti.
Per noi ragazzi è stata l’occasione per riflettere su aspetti diversi legati alla tragedia della Shoah, perché sia i parenti dei docenti cagliaritani che il direttore del quotidiano La Repubblica, Maurizio Molinari, hanno sottolineato l’importanza di non trasmettere solo le atrocità dei crimini nazifascisti, ma anche testimoniare la forza che è stata necessaria per salvare sé stessi e gli altri.
Maurizio Molinari ha risposto ad una nostra domanda sulla reazione della popolazione italiana all’indomani dell’introduzione delle Leggi Razziali, sottolineando come, pur in un clima di impossibilità di ogni manifestazione di dissenso o di episodi di delazione (chi denunciava un ebreo riceveva un compenso di 5000 lire), furono molto più diffusi episodi di soccorso e di aiuto prestati agli ebrei che cercavano rifugio.
Il rischio paventato dalla senatrice a vita Liliana Segre, sulla Memoria della Shoah, che tra qualche tempo, scomparsi gli ultimi testimoni oculari, possa diventare solo una riga nei libri di storia, secondo Molinari, dal suo intervento dal titolo La sfida della memoria dopo i sopravvissuti può essere evitato solo se ognuno di noi si farà carico della storia di uno dei deportati e ne testimoni la vicenda.
È anche l’antidoto al rischio che la Shoah sia monumentalizzata sollevando ognuno di noi dal dovere etico della memoria e dal coinvolgimento emotivo.
Per quanto riguarda noi, porteremo impresso il racconto che Molinari ha fatto dello zio, scampato allo sterminio nazista che, per anni, alla richiesta dei figli e dei nipoti sul significato del tatuaggio impresso sul braccio sinistro, rispondeva che si trattava del suo numero di telefono.
Era comune, infatti, tra gli ebrei scampati ai campi di sterminio mantenere un silenzio tombale su quanto avevano visto e vissuto per non iniettare il veleno di Hitler anche nelle vite dei loro discendenti.
La forza di ricostruire la propria vita e il costante esercizio del ricordo, sono l’unico antidoto al male, male che può assumere anche le insidiose sembianze della banalizzazione o dell’equiparazione della Shoah a qualsiasi altro crimine commesso in precedenza e successivamente.
In questo senso, abbiamo trovato la lezione del professor Michele Camerota, dal titolo Razzismo biologico e razzismo spirituale. Le Leggi Razziali del 1938, di grandissimo interesse storico perché capace di smascherare la presunta innocenza delle leggi razziali fasciste basate sull’elemento culturale e spirituale, rispetto alle leggi razziali della Germania Nazista, che fondavano le loro ragioni su un elemento biologico.
Tornati in classe, abbiamo letto un estratto dal Il secolo delle tenebre di Tzvetan Todorov, che ci ha aiutato a comprendere come possa essere seducente la promessa fallace di vita armoniosa e felicità contenuta nel pensiero totalitario e quanto più facile rispetto alla promessa di responsabilità individuale per il benessere collettivo contenuto nell’idea di democrazia.
Il vero antidoto al male, allora, risiede nella forza del ricordo e nell’impegno individuale per realizzare il benessere comune!

La targa posta nell’atrio del rettorato per ricordare i professori ebrei espulsi dall’Ateneo cagliaritano a seguito delle leggi razziali del 1938.
Con la collaborazione di Ruben Balbina, Manuela Cao, Matilde Lattuca 4D
