lunedì, Settembre 21, 2026
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Una lettera per Emilio e Joyce

All’indomani del convegno “La Marcia su Roma”, accompagnate da una serie di letture di approfondimento, gli studenti della 5D coltivano l’idea di scrivere una lettere (in realtà sono tante) a Emilio e Joyce Lussu, lettere intrise di parole d’affetto, di stima, di rispetto, di gratitudine e di ammirazione nei confronti di chi ha lottato fino in fondo contro il fascismo.

Carissimi Emilio e Joyce, siamo la classe 5D dell’Istituto Pietro Martini.

Vi scriviamo all’indomani del centenario della marcia su Roma che abbiamo ricordato a scuola con un convegno al quale sono intervenuti il professore di storia contemporanea Marco Pignotti e il vostro amico, l’avvocato Giuseppe Caboni oltre al nostro Dirigente, il professor Domenico Ripa, ad alcune insegnanti e alle altre classi quinte della scuola.

Per prepararci al convegno abbiamo letto Marcia su Roma e dintorni, la recente biografia di Silvia Ballestra dedicata a Joyce, dal titolo La sibilla e un romanzo di formazione ispirato a voi dal titolo Gli amici di Emilio di Graziella Monni.

Proprio questo romanzo ci ha ispirato l’idea di scrivervi: in quel libro a farlo era un gruppo di bambini che crescevano durante il fascismo maturando valori antifascisti. Abbiamo pensato di poterlo fare anche noi perché leggere le vostre opere e conoscere le vostre vicende dalla voce di una persona che vi ha conosciuto ed amato vi ha reso ai nostri occhi un po’ come degli amici più grandi.

Ognuno di noi vi ha scritto una lettera, qui vi sintetizziamo i passaggi più importanti.

Prima di qualche mese fa, dobbiamo confessarlo, non vi conoscevamo e non avevamo letto niente di voi. Ora sentiamo di conoscervi un po’ meglio e quello che tutti conserviamo dalla lettura e dal convegno è l’immagine di voi come di persone “coerenti con i valori della lotta alla sopraffazione e alla violenza fascista”. Valori che vi hanno portato a scelte scomode e a subire la persecuzione, il carcere e l’esilio per molti anni, insomma ad una vita di pericoli e disagi. Nonostante questo, grazie alla vostra forza d’animo avete affermato che siete stati voi a perseguitare il fascismo e non il contrario!

Ci piacerebbe fare un podcast con le lettere che vi abbiamo scritto, forse lo faremo presto.  E sarebbe davvero bellissimo se qualcuno pensasse di fare una serie TV sulla vostra vicenda. Gli ingredienti ci sono tutti: politica, guerra, violenza, amore ma anche, a tratti, dei lampi di ironia.

Prima di lasciarvi con i brani più significativi delle nostre lettere, vi ringraziamo per tutto quello che avete saputo insegnarci con il vostro esempio: l’amore per la libertà che non si può cedere in cambio di niente, l’impegno e il sacrificio personale per le cause giuste e l’amore per i più deboli. L’avvocato Caboni ci ha detto che avete donato tutti i vostri averi, tranne la casa di Armungia – che è diventato un museo dedicato alla vostra memoria – ai poveri. Forse perché avevate conosciuto bene gli stenti e la fame durante gli anni dell’esilio, quando dovevate cenare con un mandarino da dividere magari con altri compagni di lotta. Questa grande generosità insieme all’autodisciplina e al rispetto della puntualità che esigevate da tutti oltre che da voi stessi è la cosa che ci ha colpito di più. Siamo quasi tutti sportivi e conosciamo i valori del rispetto degli impegni ma… diciamo la verità: la puntualità è un pregio che in alcuni di noi, come dire?, scarseggia. Vedremo di seguire anche su questo punto il vostro esempio.

Vi salutiamo per ora e vi ringraziamo per tutto quello che avete fatto per la Sardegna, l’Italia e le minoranze perseguitate del mondo, con la promessa di non mandare a vuoto il vostro grande esempio.

Con affetto, i vostri nuovi amici:

Alessandra, Alessandro, Beatrice, Claudia, Giona, Giulia, Guglielmo, Massimo, Nicole, Nicolò, Salvatore, Sara.

Caro Emilio, nonostante i temi duri che tratti nei tuoi memoriali sei riuscito a strapparmi più di un sorriso. Per esempio quando descrivi la scena grottesca dei legionari sardi di ritorno dalla Libia che non erano stati pagati come pattuito e si rifiutano di sfilare a suon di parata per Via Roma a Cagliari. I fascisti dovettero convincere loro e le scimmiette che avevano portato dal paese africano a rimettersi in riga e assumere un contegno marziale. Alla fine quella che doveva essere una parata, si trasformò in una pagliacciata.

Cara Joyce, ti sto conoscendo in questi giorni attraverso le pagine della biografia che ti ha dedicato Silvia Ballestra. Mi ha colpito il racconto del giorno in cui sopraffatta dal dolore dell’aborto al quale avevi dovuto ricorrere nella Parigi appena occupata dai Nazisti, mentre con Emilio cercavi di raggiungere a piedi la parte ancora libera della Francia pensasti di ingoiare la pastiglia di cianuro che tutti voi antifascisti portavate con voi (non si può sapere se si resiste alle torture!) e farla finita. Emilio si arrabbiò molto quando gli confessasti questa tentazione e buttò in un fosso sia la tua che la sua pastiglia di cianuro. E riprendeste la strada verso il Sud.

Caro Emilio, il giorno del convegno ho chiesto al prof. Pignotti come mai il Fascismo sia nato proprio in Italia e ora mi è più chiaro. Quello che non capisco è perché ancora ci siano tanti nostalgici di quello spietato regime. Mentre noi tenevamo il nostro convegno a scuola, a Predappio migliaia di persone sfilavano in camicia nera inneggiando a Mussolini. È assurdo.

Caro Emilio, sono grata all’avvocato Caboni per averci raccontato aneddoti della tua storia che mi hanno permesso di conoscerti come uomo. Custodirò per sempre questi ricordi e li racconterò un giorno ai miei figli. Il brano di Marcia su Roma che mi è piaciuto di più è quello dove racconti il pestaggio dei fascisti a Monserrato, proprio vicino alla nostra scuola. Ma soprattutto il fatto che il capo dei fascisti da te messo in salvo ti offrì come ricordo una sua fotografia che rifiutasti con garbo e ironia dicendogli che non facevi collezione di cimeli!

Cara Joyce, voglio ringraziare anche tu per tutto quello che hai fatto per le donne e i popoli oppressi nel mondo. Mi auguro di avere la tua forza e seguire i valori che hanno coronato la tua vita. Grazie per il tuo esempio e la tua forza. Voglio dedicarti questa frase di un Anonimo: “ Una donna forte si difende da sola. Una donna più forte si alza per tutti gli altri

Caro Emilio, avrei voluto chiedere all’avvocato Caboni com’era il tuo rapporto con Armungia, il tuo paese natale, perché anch’io sono di Armungia. Però ti racconto com’è adesso. Adesso Armungia è un paesino di neanche 400 abitanti, relativamente famoso in Sardegna grazie a te e al Museo tuo e di Joyce. È importante che si continui a ricordare la tua storia e i tuoi insegnamenti perché il pericolo è che la storia si ripeta.

Cara Joyce, che vita straordinaria hai avuto! Gli storici ti ricordano come artigiana, poetessa, traduttrice, antifascista. Ma gli armungesi ti ricordano soprattutto come una grande donna, tenace e, se serviva, anche dura. Io di te voglio ricordare soprattutto la lotta in favore delle donne: se la nostra vita è cambiata lo dobbiamo anche a te.

Caro Emilio, quello che mi è rimasto dopo la lettura di Marcia su Roma e dintorni è il principio che bisogna sempre lottare per le proprie ragioni e per la propria libertà senza mai arrendersi anche quando tutto sembra perduto. Chissà invece cosa penseresti della mia generazione…

Cari Emilio e Joyce, sarei curiosa di sapere cosa avreste potuto fare se aveste avuto Internet e i social! Sicuramente le vostre azioni e il vostro pensiero avrebbe raggiunto molte più persone e molto più velocemente. Oggi abbiamo la libertà in Occidente ma in alcune parti del mondo, per esempio in Iran, le donne sono ancora perseguitate e le mie coetanee stanno morendo per mano della forza pubblica perché si rifiutano di indossare il velo. Sono ragazze coraggiose. A te Joyce sarebbero piaciute e di certo avresti lottato anche per i loro diritti.

Cario Emilio, tutta la tua vita, per come l’ho conosciuta in questi ultimi mesi, mi ha impressionato. Il passo di Marcia su Roma e dintorni che mi ha colpito di più è stato quello in cui hai descritto il momento in cui ti hanno arrestato: “non mi diedero nemmeno il tempo di salutare mia madre”, hai scritto. Partire senza sapere se saresti mai tornato e l’avresti rivista mi ha toccato profondamente. Anch’io ho perso mio padre senza aver avuto la possibilità di dirgli una parola…

Caro Emilio, l’Italia di oggi è, per fortuna, diversa da quella che descrivi nel libro Marcia su Roma e dintorni. Oggi nessuno gira più col manganello e l’olio di ricino a minacciare i rivali politici e in Parlamento nessuno porta più le armi. Sarebbe stato bello conoscerti e sentire le storie della tua vita dalla tua voce…

Caro Emilio, non ci crederai ma ancora oggi c’è gente in questo Paese che sfila a Predappio il 27 Gennaio, giorno della memoria delle vittime della Shoa! Lo hanno fatto anche il 28 Ottobre per celebrare i cento anni dalla marcia su Roma. Come ha scritto: “certamente il Fascismo è stato già sconfitto una volta, ma siamo ben lontani dall’aver sradicato definitivamente questo male supremo del nostro tempo: le sue radici sono infatti profonde e si chiamano antisemitismo, razzismo, imperialismo”.

Caro Emilio e cara Joyce, quest’anno a scuola stiamo leggendo una poesia al giorno. In una di queste poesie c’è un verso che dice: “bisogna aver paura di chi non sa osare”. Voglio dedicarvi questo verso, cari Emilio e Joyce! Voi che avete osato per tutta la vita e avete reso possibile per tutti “il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione”, come recita l’articolo della nostra Costituzione che preferisco.

Caro Emilio, cara Joyce, dai vostri scritti e grazie al convegno che la scuola ha organizzato per noi studenti, ho capito cosa vuol dire davvero amare il proprio Paese. Non si può sempre vincere e non si deve usare il risentimento in politica ma cercare sempre di battersi contro ogni tipo di oppressione. Il vostro esempio mi ha riportato alla memoria gli ultimi versi dei Sepolcri di Foscolo, dedicati, non ad Achille ma a Ettore, l’eroe che perde dopo essersi battuto per la causa giusta: “E tu onore di pianti, Ettore, avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane.” Sei stato definito l’eroe del rifiuto, un uomo “contro” e come ha detto Oliviero Toscani “la vita ha senso solo se si vive contro. Il conformismo uccide la creatività e finisce per annientare l’uomo“. In definitiva, mi hai insegnato che la democrazia è soprattutto dissenso.

Classe 5D
Classe 5D
ITE P. Martini
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