Proteste in tutta la Cina contro il COVID zero.
L’incendio mortale della scorsa settimana a Urumqi è stato il catalizzatore della rabbia pubblica, con molti che accusano i lockdown anti COVID di aver ostacolato le operazioni di soccorso. Infatti, i primi a muoversi sono stati i cittadini di Shanghai quando, sabato 26 novembre, centinaia di persone si sono radunate a Wulumuqi Road. Questi hanno commemorato i dieci morti causati da un incendio scoppiato giovedì 24 novembre a Urumq il quale, secondo le accuse della gente del posto, non è stato domato tempestivamente sia perché i vigili del fuoco, nel loro intervento, sono stati ostacolati dalle barriere del lockdown, sia perché le uscite di sicurezza del palazzo erano sigillate per impedire che qualcuno sfuggisse all’isolamento sanitario.
Ma, i funzionari di Urumqi hanno tenuto, in modo inaspettato, una conferenza stampa nelle prime ore di sabato per negare che le misure anti COVID avessero ostacolato la fuga e i soccorsi.
Sabato la gente a Shanghai ha cantato “Niente test PCR, vogliamo la libertà” seguito da “Libertà, libertà“. Poi, qualcuno ha iniziato ad urlare “Partito comunista” e la gente ha risposto in coro con “Dimissioni, dimissioni“.
La protesta si è ripetuta anche domenica 27 novembre a Shanghai. Il simbolo della protesta sono diventati i fogli bianchi che venivano sventolati davanti alla polizia. Ma, questa volta, sono intervenute le forze di polizia, causando scontri e arresti.
Tra le persone trascinate via c’era anche il giornalista della BBC Edward Lawrence ripreso dalle telecamere mentre veniva picchiato e preso a calci dalla polizia prima di essere arrestato. Un portavoce della BBC ha dichiarato che Lawrence è stato detenuto per diverse ore prima di essere rilasciato.
Altre città, nelle quali c’è un dissenso pubblico dilagante, sono Pechino e Wuhan. A Pechino, nella notte, altre centinaia di persone hanno portato in strada i loro fogli bianchi. Tutti filmavano per postare le immagini sui social. Invece, nella città centrale di Wuhan, i video sui social mostrano centinaia di persone scendere in strada, sfondando barricate di metallo, rovesciando tende per i test COVID e chiedendo la fine dei blocchi.
Sono in ebollizione anche i campus universitari nei quali gli studenti, non appena si era in presenza di un contagio, hanno sopportato lunghi periodi di confinamento nei dormitori. Infatti, immagini e video circolati online mostrano anche studenti universitari che, a Nanchino e a Pechino, sollevano, in segno di protesta silenziosa, fogli di carta bianchi. E’ questa una tattica utilizzata per eludere la censura e l’arresto.
