Il giornalista Bernard-Henri Lévy parla dell’incontro avvenuto con Masih Alinejad, l’anima della rivolta in corso in Iran. La descrive come una donna coraggiosa e magnifica, molto disinvolta nell’evocare i tentativi di omicidio di cui è stata oggetto sul suolo americano, e mette in evidenza la maturità politica con cui spiega che le ciocche delle sue sorelle in collera saranno, se le sosteniamo di fronte ai manganelli e ai fucili dei Basij, come le micce di una bomba morale capace di far saltare via gli chador della vergogna, i veli dell’umiliazione e la cappa di piombo del regime. Racconta della Francia, da lei considerata l’altra patria della democrazia e parla del rispetto che prova nei confronti di Emmanuel Macron, il leader del mondo libero.
Masih sbarca a Parigi per un incontro faccia a faccia e a porte chiuse con il Presidente iraniano Raissi, al margine dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. La Francia sostiene la rivoluzione in Iran, dice proprio rivoluzione il Presidente Macron, il primo capo di Stato al Mondo a pronunciare questa parola, che cambia tutto e la espone alle invettive dei Mullah.
Infine il giornalista Bernard-Henri Lévy dice: Lunga vita alle donne iraniane e vigore alle loro criniere da leonesse, omaggia il gesto del Presidente Macron, il quale non aveva alcun interesse a impegnarsi in questa avventura, chiudendo una brutta pagina di storia aperta quasi mezzo secolo fa quando la Francia servì da retrovia a Khomeini. Conclude affermando che questo è un esempio di politica della riparazione e dell’onore.
