sabato, Settembre 12, 2026
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Le quattro ombre del Qatar

“2022, il mondiale dei diritti negati…”, “Qatar 2022, il Mondiale che è stato un errore…”, “Mondiali 2022, lo scandalo che turba il torneo…”.
Questi sono alcuni dei titoli di tanti articoli riguardanti i Mondiali in Qatar 2022… Ma cosa c’è che realmente non va? Qual è il vero problema? E quali sono tutte le controversie di questi Mondiali?
Diciamo che tra inchieste sullo sfruttamento dei lavoratori, attacchi istituzionali ai diritti LGBTQ+ e impatto ambientale, tutto quello che poteva andare storto, è andato storto.
E’ veramente inaccettabile. Più andiamo avanti, più il mondo sembra una “grande voragine” in termini di diritti umani e principi democratici, dalla quale sarà sempre più difficile uscire e queste tristi aspettative, purtroppo, ci stanno mostrando la crudele realtà.
Essendo una ragazza che segue molto il calcio, personalmente, ne ho avuto la conferma ascoltando per intero l’intervista di Khalid Salman, ambasciatore del Mondiale ed ex giocatore della nazionale Qatariota, che ha definito l’omosessualità un “danno mentale”.
Inoltre, il presidente Fifa, Gianni Infantino, ha aggiunto un patetico e penoso chiarimento, dicendo che il calcio non può accollarsi tutti i problemi del mondo, e dunque – in buona sostanza – invitando a godersi il Mondiale e a smetterla di martellare con queste pesanti parole: diritti e doveri.
C’è addirittura chi pensa che il calcio abbia sempre il potere di unire, per cui, una volta iniziato il torneo, ci sarebbero state delle buone probabilità che tutti i problemi pratici ed etici che circondavano il Mondiale si sarebbero nascosti dietro la competizione.
E’ vero sì, il calcio non deve dividere le persone, bensì unirle, ma vi sembra la cosa giusta da fare evitare tutte le difficoltà e le incomprensioni che avvengono nell’ambito sportivo dopo tanti anni di lotta contro le violazioni dei diritti umani? E’ giusto trascurare il problema per non prendere finalmente una posizione?
Io non credo. Dopo anni di sforzi incredibili, il mondo dello sport è diventato per eccellenza il posto in cui qualsiasi differenza si annulla e dove si può realizzare la bellezza di stare tutti assieme ma, affinché non vengano distrutti tutti i grandi sacrifici compiuti sino ad oggi, tutti noi dovremo continuare a lavorare, perché, purtroppo, questo ancora non basta.
Possiamo dire che quattro ombre hanno coperto il cielo in Qatar con una nube nera: lo Stato ha dovuto costruire dall’inizio la sua calda accoglienza per i mondiali di calcio.
Sono sorti sette nuovi stadi, un nuovo aeroporto, strutture ricettive, nuovi centri urbani e con essi è stato rivoluzionato anche il sistema dei trasporti.
Per quanto inizialmente possa sembrare un fattore positivo, tutto questo duro lavoro, in un paese dove la tutela dei lavoratori viene a mancare, ha avuto un costo umano elevato: oltre 6.500 lavoratori immigrati sono morti nei cantieri in cui svolgevano il proprio lavoro.
Persone e operai costretti a lavorare per turni infiniti sotto il sole, senza attrezzature di sicurezza sul luogo di lavoro, in condizioni disumane negli alloggi in cui venivano ospitati.
Essi dovevano rispettare i termini di consegna per la costruzione di un numero infinito di strutture, ed erano sottoposti al sistema kafala che impedisce ai lavoratori dipendenti di lasciare il paese senza un visto di uscita rilasciato dal datore di lavoro. E’ questo l’identikit delle persone che hanno lavorato in condizioni di schiavitù e i loro diritti sono stati completamente calpestati. Ma da chi? Forse dal governo del Qatar che ha continuato a far finta di niente, forse dalla Fifa che si è limitata a sminuire, affermando che “la frequenza degli incidenti nei cantieri della Fifa è bassa rispetto ad altri grandi progetti edilizi nel resto del mondo”.
Sconcerta il fatto che qualcuno, in Qatar, abbia provato a denunciare lo sfruttamento dei lavoratori e le morti legate all’organizzazione dei mondiali e abbia pagato con una condanna esemplare solo per aver osato accendere i riflettori su tutto quello che non funzionava in quei maledetti cantieri.
Tra le ombre, forse, la più oscura è la persecuzione delle persone LGBTQ+: l’articolo 296.3 del codice penale qatariota criminalizza, infatti, vari atti sessuali tra persone dello stesso sesso e prevede il carcere in caso di violazione.
A mondiali conclusi, una domanda non può non tormentarci: ne è valsa veramente la pena? Con tante vite spezzate e diritti negati?

Ilaria Stara
Ilaria Stara
Classe 5 D Ite P. Martini
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