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L’impatto delle violenze di genere in famiglia e sui minori.

Sabato 10 dicembre 2022, nella sede di Viale Ciusa dell’ITE Martini di Cagliari, si è tenuto l’incontro dal titolo “Educazione all’affettività e prevenzione della violenza di genereLa tutela delle vittime tra stereotipi e pregiudizi giudiziari” con l’Avvocato Valeria Aresti, presidentessa di DoMino nonché responsabile del Centro di ascolto Diocesano per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili.

Anche quest’anno il 25 novembre, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci sono state, sull’intero territorio nazionale, celebrazioni, convegni e conferenze sul tema della violenza contro le donne. D’altro canto, quotidianamente, si apprende di fatti di cronaca relativi a maltrattamenti, lesioni personali, stalking e femminicidi. Solo in Sardegna, negli ultimi 5 anni, ci sono state 18 donne vittime di femminicidio. E i numeri parlano solo dei casi noti. Negli ultimi anni, infatti, la cronaca locale racconta un perpetuarsi di eventi che mostrano dettagli in comune: nella maggior parte dei casi, le donne vengono assalite e uccise dai propri compagni e mariti, uomini con cui condividono la propria quotidianità. Spesso, si tratta di situazioni in cui la donna vuole separarsi e chiudere la relazione, in altri casi, invece, basta semplicemente che la donna “alzi i toni”, com’è successo negli ultimi fatti di cronaca, per non meritare più la vita. Risale all’11 maggio 2021 la violenta aggressione rivolta a Paola Piras, 51enne di Tortolì, paese in provincia di Nuoro, raggiunta da diciotto coltellate da parte dell’ex compagno Masih Shahid, che voleva vendicarsi del fatto che la donna non avesse più intenzione di proseguire la relazione. Dopo un periodo in coma, si è risvegliata, ma con una tragica notizia: il figlio Mirko Farci, di soli 20 anni, è rimasto ucciso nel tentativo di difendere a tutti i costi la madre. Il 5 maggio 2020 è stata la volta di Marisa Pireddu, 51 anni di Serramanna, nel Sud Sardegna, uccisa a coltellate dal marito 57enne, Giovanni Murtas, in seguito ad una lite. Anche in questo caso, l’uomo ha tentato di togliersi la vita. Un trend che non coinvolge soltanto la Sardegna, ma tutta Italia, dove soltanto nel 2021, già a febbraio, si contavano settanta donne uccise barbaramente dai propri compagni, mariti o ex. A poco, infatti, è servita la Riforma “Codice Rosso” (Legge n.69/2019) entrata in vigore il 9 agosto del 2019, con l’intento di inasprire le pene per i delitti di violenza familiare e di genere. Con la nuova legge, infatti, sono stati introdotti i reati di costrizione al matrimonio, il cosiddetto “revenge porn” – e cioè la realizzazione, diffusione e condivisione di video e immagini sessualmente espliciti (punito con reclusione da uno a sei anni e pena pecuniaria da 5mila a 15mila euro) -,  e il delitto di deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso (punito con la reclusione da 8 a 14 anni). Infine è stato introdotto il reato di violazione del provvedimento di allontanamento dalla casa familiare o di avvicinamento (punito con reclusione da sei mesi a tre anni). Provvedimenti giusti, senz’altro, che si attendevano da tempo, ma che, com’è evidente, non bastano. Ciò che manca, è un serio cambio di rotta: serve una riforma culturale nel senso più ampio del termine, che insegni agli uomini, giovani e meno giovani, a rispettare i “no” delle donne. Delle madri, delle sorelle, delle amiche, e delle compagne. È un processo lungo, che richiede tempo e perseveranza, poiché deve fare i conti con una ben radicata cultura dell’uomo forte, l’uomo di famiglia, l’uomo a lavoro, l’uomo garante del futuro della donna. Oggi le cose stanno cambiando, ce lo insegna il movimento #MeToo, che è riuscito a far arrestare, con l’accusa di molestie sessuali e stupro, uno degli uomini più importanti di Hollywood. Cosa che prima sarebbe stata impensabile. 

Con la collaborazione di Alessandro Daniele Manca 5Q e degli alunni della 5A. 

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Emanuele Pintus
Emanuele Pintus
Classe 5 A ITE P. Martini
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