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Gli studenti del Martini incontrano i testimoni: le stragi di mafia

Nell’ambito del progetto “Gli studenti del Martini incontrano i testimoni”, il 3 dicembre si è svolto un incontro tra le classi quinte dell’ITE Martini e tre testimoni, diretti e indiretti, delle Stragi di Capaci e Via D’Amelio, avvenute esattamente 30 anni fa.

Ad aprire l’incontro è stato il Dirigente scolastico Domenico Ripa, che ha spiegato come tutti coloro che hanno memoria delle stragi di mafia, ricordano esattamente cosa stessero facendo e dove fossero quando queste avvennero. In particolare ricorda l’amarezza nei cuori di tutti, espressa dalle parole di Antonino Caponnetto che disse “è finito tutto”. Ma, per fortuna, grazie ad uomini come Caponnetto stesso, come Ayala e il dott. De Angelis, non fu così.

La prima testimone ad essere intervenuta è stata Emanuela Loi, nipote dell’omonima agente di Polizia di Stato tra le vittime della strage di Via D’Amelio. Come la zia, Emanuela Loi è agente di Polizia e ha dichiarato di essere orgogliosa del suo nome e del suo lavoro, impegno che ha assunto per sé stessa e per chi ha dato la vita per una causa comune. 

Segue l’intervento del giornalista Francesco Pinna, che ha spiegato come, mentre ai tempi di Falcone e Borsellino, i magistrati erano considerati veri e propri eroi poiché rischiavano la vita pubblicamente, invece, ora che la mafia ha cambiato strategia, anche i magistrati lavorano sottotraccia e, per contro, si rischia di vedere ammirate ed emulate, figure che rappresentano l’opposto della giustizia.

Giuseppe Ayala

Il secondo testimone è stato Giuseppe Ayala,  ex Magistrato presso la procura di Palermo, pubblico ministero al primo maxiprocesso contro la Mafia, ex Deputato e Senatore della Repubblica, ora in pensione. Iniziò la sua carriera come procuratore a Palermo proprio negli anni in cui la mafia stava progressivamente cambiando la propria  strategia e, in particolare, Riina e Provenzano pensavano di essere abbastanza forti da intimidire lo Stato. Ma, proprio quando il 6 gennaio 1980 venne assassinato il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, i riflettori caddero su Cosa Nostra. Si sposta poi sulla figura di Giovanni Falcone e, in particolare, su quello che è stato definito il “metodo Falcone”. Falcone, rivoluzionò, infatti, la strategia investigativa e aprì alla condivisione dei fascicoli utili ai processi di mafia; tutti aspetti che ora possono sembrare banali, ma che ai tempi non lo erano. Bisogna partire dal 1983, quando,dopo l’assassinio del giudice Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto chiese di essere trasferito da Firenze all’Ufficio istruzione di Palermo dove creò e coordinò il pool antimafia formato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Gioacchino Natoli, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta la cui attività culmina nel maxiprocesso di Palermo, celebrato a partire dal 10 febbraio 1986. Il processo si conclude con una sentenza di primo grado (19 ergastoli, 2.665 anni complessivi di reclusione, 11.542.000 di lire di multa, 114 assoluzioni) pronunciata il 16 dicembre 1987 e confermata nel secondo grado di giudizio e dalla Cassazione il 31 Gennaio del 1992.

Fu Tommaso Buscetta il primo a decidere, per motivi strettamente personali, di parlare e di raccontare, infrangendo il muro di omertà che, sino a quel momento, aveva garantito la mafia. A seguito delle rivelazioni di Buscetta, si osservò, anche, quanto lo Stato fosse indietro rispetto all’argomento, basti pensare che la mafia era nata da almeno un secolo ma era citata frequentemente solo a partire dal 1982. 

Un momento del convegno

Il punto di arrivo dell’intervento del dott. Ayala sono le stragi di mafia, dalle quali parte il terzo testimone, il Magistrato e, ad interim, capo della procura distrettuale antimafia di Cagliari Paolo de Angelis. Ripercorre in flashback quegli anni bui soffermandosi sul fatto che nei confronti di Falcone e di Borsellino ci furono atteggiamenti di isolamento e di mancanza di collaborazione anche da parte di alcuni colleghi. Erano, infatti, persone che davano fastidio, e sapevano di dar fastidio, consci del fatto che questo era fondamentale per il loro operato. Ha spiegato, poi, come la mafia si muova in silenzio, sottotraccia per questo è necessario non abbassare l’attenzione ma procedere congiuntamente nel lavoro di squadra. Conclude con un monito: bisogna essere come formiche operaie che, credendo nei valori comuni, si muovono e lavorano per il benessere di tutti.

Segue il dibattito coordinato dai docenti Antonello Greco e Annalisa Vinci di cui riportiamo alcuni  momenti significativi.

Dott. Ayala, secondo lei i figli di Borsellino e Falcone conosceranno mai la verità?

Falcone pensava che a controllare la mafia fossero alcuni centri occulti di potere, menti raffinatissime e lo disse già prima del suo attentato. Probabilmente sapeva più di noi.

Domanda per il Dott. De Angelis e il dott. Ayala: la mafia finirà un giorno?

Secondo Falcone, la mafia, come ogni fenomeno umano, è una parabola. Disse, infatti, che, una volta smontato il negazionismo, la mafia, si sarebbe  potuta  anche sconfiggere e oggi ci sono molti più mezzi per farlo.

Domanda per il giornalista Francesco Pinna: ha mai avuto timore nello scrivere sulla mafia?

No, nonostante le minacce e le ritorsioni.

Dott. Ayala, quanto ha contribuito la rabbia della gente nelle indagini?

Dopo le stragi, la rabbia divenne un sentimento comune: il muro di indifferenza fu in gran parte abbattuto e buona parte della popolazione divenne sostenitrice delle amministrazioni.

Dott. De Angelis, oggi sarebbe possibile una nuova escalation di attentati mafiosi?

Non credo, se si riflette, la strategia terroristica della mafia non ha fatto altro che danneggiare Cosa Nostra. Fu solo una piccola parentesi di 15 anni, e fu completamente fallimentare. 

Dott. De Angelis, perché la mafia non è così diffusa in Sardegna?

Negli anni del maxiprocesso all’Anonima Sequestri fu dimostrato che i protagonisti si sarebbero potuti riunire in una grande organizzazione criminale cosa che non accadde forse perché i sardi, per motivi sociali, preferiscono riunirsi in bande separate.

Dott. De Angelis, pensa che la mafia approfitterà dell’attuale guerra in Ucraina?

La mafia tenterà di farlo o lo sta già facendo, la mafia russa è la più forte al mondo, è legata alle mafie di tutto il mondo ed è particolarmente attiva nel riciclaggio di denaro e in altre attività economiche. Se non l’ha già fatto, tenterà sicuramente di introdursi nel mercato bellico.

Dott. Ayala, cosa ricorda dei suoi dialoghi con sua nonna?

Mia nonna aveva grande personalità e dolcezza, tanto carisma e tanta fede. Quando mio padre decise per me che dovessi fare il banchiere, lei lo rimproverò dicendo: ”l’uccellino è destinato a volare in alto”.

Con la collaborazione degli alunni della 4F: Enrico Argiolas, Sara Calvia, Benedetta Contini, Giada Corrias, Mattia Piredda e Elisa Posadino.

Giuseppe Guerrini
Giuseppe Guerrini
Studente ITE Martini Diplomato AS 2022/2023
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