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Per essere per sempre utili: intervista al dottor Paolo Pettinao presidente dell’AIDO

Mercoledì 23 Novembre le classi quinte hanno incontrato il Dott. Paolo Pettinao, vice presidente vicario dell’associazione AIDO, l’Associazione italiana che si occupa della Donazione di Organi, Tessuti e Cellule. 

L’incontro è stato così denso e interessante che abbiamo chiesto al Dott. Pettinao di rilasciarci un’intervista per il nostro M@ma e così consentire a chi non era presente di poter avere alcune informazioni sull’importanza della donazione di organi.

Il Dott. Pettinao è stato primario della rianimazione dell’ospedale Brotzu, direttore del centro regionale trapianti e direttore sanitario dell’ospedale Brotzu.

Insomma eravamo un po’ in imbarazzo ad avvicinare una persona così importante. 

Invece… Paolo Pettinao ha un sorriso aperto e cordiale e i suoi modi sono aperti e poco formali. Ci ha messo subito a nostro agio e ha risposto con piacere alle nostre domande.

D: Perché ha deciso di trattare questo argomento nelle scuole?

R: Ho iniziato a farlo ancora prima di diventare un dirigente dell’AIDO, da quando lavoravo presso il Centro Regionale Trapianti dell’Ospedale Brotzu. Ci siamo infatti accorti che era fondamentale rassicurare la popolazione rispetto al fatto che non si preleva mai un organo se non si è sicuri che il donatore sia morto. Questa informazione mancava e bisognava veicolarla con chiarezza per fugare ogni paura.

D: Ci può spiegare la differenza tra un trapianto salvavita e un trapianto salvafunzione?

R: Il trapianto salvavita riguarda un organo senza il quale non si può vivere, per esempio cuore e fegato. Il trapianto salvafunzione invece riguarda organi che possono essere sostituiti da macchine per la loro funzionalità. Tipico il caso di reni compromessi. Il paziente può sopravvivere sottoponendosi a dialisi. In quel caso si trapianta non per salvare la vita ma per salvare la funzionalità dell’organo e restituire dignità e qualità alla vita della persona.

D: Cosa bisogna fare per riprendersi da un trapianto e quanto dura la riabilitazione?

R: Dipende… Certo oggi con i progressi delle tecniche chirurgiche e delle conoscenze scientifiche siamo in grado di dimettere il paziente che ha avuto un trapianto di cuore o fegato dalla terapia intensiva già dopo tre giorni e dopo una settimana, generalmente, è di nuovo “in piedi”. Dopo il trapianto di rene, già dopo un giorno il paziente si può alzare.

D: Come si procede se il donatore è di un altro Continente o Paese?

R: Non si possono trapiantare organi di donatori che vivono in un altro Continente. L’organo che preleviamo viene conservato con sistemi sofisticati ma va trapiantato entro tempi brevissimi: il cuore ad esempio entro due/tre ore! I tempi tecnici si allungano per gli altri organi: siamo a circa 12 ore per il fegato e a 24 per il rene.

D: E come vengono trasportati gli organi?

R: Si usano delle bag molto simili a quelle che usiamo per i pic-nic in spiaggia (sorride Paolo Pettinao con la naturalezza di chi fa cose straordinarie come se fossero ovvie e ordinarie). Vengono riempite di ghiaccio e con dei liquidi di perfusione che contengono sostanze conservanti e nutrienti, come gli elettroliti. Gli organi insomma vengono mantenuti “vitali” dal momento dell’espianto a quello del trapianto. Poi inizia la corsa! Riceviamo un grande aiuto dalla polizia e dalle autorità aeroportuali per velocizzare le pratiche di trasporto di queste preziose “valige”. E questo fin dal nostro primo trapianto: correva l’anno 1988.

D: Quante persone sono compatibili al 100%?

R: Non è semplice parlare in termini di percentuali. Posso dirvi che l’idoneità è legata al gruppo sanguigno. Il gruppo 0 è donatore universale. Io invece, Paolo Pettinao, che ho il gruppo B, non sono molto fortunato. Siamo solo il 7% della popolazione e possiamo donare solo a riceventi di gruppo B. Mentre possiamo ricevere da donatori di gruppo B, AB e 0. (Mentre dice questo, noi tre ci guardiamo… e ci strizziamo l’occhio. Più tardi commenteremo che il dottore considera una “sfiga” non avere la possibilità di donare a tutti…)

D: Perché si preferisce operare per trapiantare durante la notte?

R: Per non intralciare l’operatività normale dei reparti. Vi faccio l’esempio del trapianto di rene che si fa nel reparto di urologia. Al Brotzu il reparto di urologia è un’eccellenza non solo nazionale. È stato tra i primi a utilizzare il robot chiamato “Da Vinci” per fare gli interventi senza fare tagli. Ora, questo reparto lavora dalle 8 del mattino alle 18, soprattutto per interventi di tumori alla vescica e al rene che non sono interventi che possono essere rimandati. Se si facesse un trapianto durante questo orario, si intralcerebbe questa attività. (Ci pensa un po’ su e poi aggiunge quasi tra sé e sé) Penso nella mia vita di aver passato più notti al Brotzu che nella mia camera da letto! (E sorride Paolo Pettinao, con il sorriso vitale della persona che ha speso “bene” la sua vita, improntandola alla solidarietà e non all’individualismo).

Grazie dottor Pettinao, non solo di questa intervista ma della sua generosità e del suo grande cuore!

Di Salvatore Floris, Alessandra Tivinio e Nicole Varverakis (5D) e Mihai Andrei Craciun (3P)

Salvatore Floris
Salvatore Floris
Studente ITE Martini Classe 5 D
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